Psiche

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4 sett. 2008
La nostra esperienza di ricerca e clinica all’interno del reparto di reumatologia di Prato, ci ha permesso di approfondire i determinanti  rapporti tra psiche, comportamento, sistemi nervoso, neuroendocrino e immunitario. Per attività neuroendocrina si intende la capacità del sistema nervoso di secernere sostanze (ormoni) che, immesse nel circolo sanguigno andranno ad agire su organi e cellule di altre parti del corpo.

Le ricerche hanno evidenziato come la psiche e i grandi sistemi biologici (ormonale, nervoso, immunitario), lavorano in sinergia in influenzandosi a vicenda grazie a numerose vie di comunicazione bidirezionali.

Queste vie sono rappresentate sia dai nervi, sia da numerose sostanze prodotte e riconosciute dalle cellule dei diversi sistemi che costituiscono il linguaggio attraverso cui essi comunicano. Si è notato  infatti che le cellule del sistema immunitario hanno recettori per le sostanze prodotte dal sistema nervoso che in tal modo regola la funzione immunitaria. Le cellule immunitarie d’altra parte producono sostanze importanti nei fenomeni infiammatori (citochine) che una volta raggiunto il cervello, sono in grado di influenzare l’umore, il pensiero, il comportamento.

Varie molecole agiscono nei vari sistemi (nervoso ormonale e immunitario) venendo spesso solo artificiosamente assegnate all’uno o all’altro. Ad esempio alcune cellule del sistema immunitario non solo sono sensibili, ma anche producono una molecola importante per lo sviluppo e le funzioni del sistema nervoso (il fattore di crescita nervoso NGF) il quale ha importanti effetti anche sull’immunità, sulle infiammazioni e la riparazione dei tessuti.

Tutto ciò spiega i meccanismi che sono alla base di circostanze note da tempo come ad esempio il fatto che eventi stressanti, in particolare di perdita, deprimono la funzione immunitaria o che l’isolamento psicosociale è predittivo di una maggiore probabilità di contrarre malattie e di mortalità per tumore, malattia cardiovascolare e una moltitudine di altre cause. Di contro relazioni personali di supporto hanno un effetto benefico sull’immunità e la salute.

La depressione del sistema immunitario abbassa le difese contro le malattie infettive e lo sviluppo di tumori; una disregolazione dello stesso sistema indotta da traumi, emozioni, stress può favorire lo sviluppo di malattie autoimmuni di vario tipo; dati recenti indicano che la depressione dell’umore, attraverso la via neuroendocrina, favorisce l’insorgenza dell’aterosclerosi e che la disregolazione immunitaria può essere il meccanismo centrale per l’insorgenza di varie patologie associate all’invecchiamento come il diabete, l’osteoporosi, l’artrite ecc.. L’azione delle citochine sul cervello può avere un effetto su molte attività biologiche da esso regolate (fame, febbre) o psicologiche (ansia, depressione) con effetti sul comportamento e ciò spiega ad esempio la sintomatologia generale degli stati infiammatori.

Alla luce di queste ricerche interventi psicologici che favoriscano il ripristino di situazioni relazionali armoniche, consentendo un migliore adattamento alle sfide che pone la vita, sono destinati ad assumere una crescente importanza nelle strategie da adottare per il mantenimento e il recupero della salute.

Dott. Ettore Bargellini
Psicologo – Psicoterapeuta

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IPNOSI E MALATTIE PSICOSOMATICHE

L’ipnosi è definita come “un procedimento durante il quale un operatore sanitario, un medico o uno psicologo suggerisce ad un cliente, paziente, di sperimentare delle esperienze che conducono a dei cambiamenti nelle sensazioni, percezioni, pensieri o comportamenti”.

La moderna ricerca sembra suggerire che l’ipnosi ha un effetto reale sul funzionamento del cervello. L’ipnoterapia può accelerare il rilascio di paure, fobie, e blocchi emotivi dieci volte più intensi di alcuni metodi convenzionali di psicoterapia. Un importante ambito della ipnoterapia riguarda la cura delle malattie della pelle dovute a un trauma emotivo.

Sappiamo tutti che la pelle è più sensibile ed è il più grande organo del corpo e come un organo, è completamente controllato dalla nostra mente sub-cosciente.

Per esempio, quando siamo imbarazzati la pelle del viso diventa rossa e non si può produrre lo stesso effetto su base volontaria. Allo stesso modo, la pelle impallidisce quando si prova paura e ansia. La pelle risponde con l’ambiente esterno producendo sudore, brividi e si illumina quando siamo felici, ecc

Come può l’ipnoterapia aiutare la cura delle malattie della pelle?
La pelle contiene molti milioni di terminazioni nervose che sono strettamente collegata al cervello. La pelle usa questi stretti legami con il sistema nervoso e reagisce a eventi riflessi ed emotivi. Ciò significa che attraverso l’ipnosi la mente sub-cosciente può essere educata a riprogrammare i segnali che vengono inviati alla pelle.

Quando lo stress nella nostra vita aumenta, e noi cerchiamo di bloccare le difficoltà emotive, la pelle reagisce. Molto spesso non riusciamo ad esprimerlo a parole, allora il linguaggio emozionale può essere espresso da un aspetto di eruzioni cutanee, eczema o di un focolaio di psoriasi. La scoperta chiave sembra essere la capacità del corpo di trasformare le idee intensamente vissute e le fantasie in realtà fisiche. E ‘qui che l’ipnoterapia può intervenire e contribuisce a curare le malattie della pelle nei pazienti con afflizioni psicosomatiche che non rispondono ad altri approcci più semplici.

L’ipnosi è attualmente una terapia sottoutilizzata in dermatologia. Opportunamente in pazienti selezionati, può diminuire o eliminare i sintomi, e, in alcuni casi, può indurre remissioni durature.

Alcune delle malattie della pelle, dove l’ipnoterapia ha avuto una buona percentuale di guarigione sono: verruca vulgaris, psoriasi, dermatite atopica, orticaria, acne, alopecia areata, eritrodermia congenita ittiosiforme, dermatite, eritromelalgia, foruncoli, glossodinia, herpes simplex, iperidrosi, ittiosi vulgaris, lichen planus, neurodermatite, dermatite nummulare, nevralgia posterpetica, prurito, rosacea, tricotillomania, vitiligine.

Dott. Giancarlo Ceschi Psicologo – Padova

Ne abbiamo parlato spesso, la storia che lo stress sia uno dei cofattori scatenanti del lichen come di tante altre patologie, autoimmuni e non. L’articolo che segue affronta a largo raggio la questione. La fonte è il sito: http://www.nienteansia.it

Lo stress è un potente agente patogeno, e quando viene a mancare la capacità di farvi fronte il rischio è quello di sviluppare qualche forma di sofferenza psicologica e fisica. Le strategie di reazione di un individuo allo stress vengono definite Coping; con questo termine ci si riferisce alle strategie, più o meno funzionali, che ognuno di noi utilizza per far fronte alle situazioni stressanti. Sono state svolte molte ricerche con l’obiettivo di misurare la tolleranza allo stress e la capacità di coping di persone diverse, e in particolare di soggetti che soffrono di qualche patologia fisica: i risultati dicono che coloro che sono in grado di affrontare le situazioni difficili subiscono minori effetti negativi, ottenendo anche dei miglioramenti nella patologia da cui sono affetti, mentre coloro che tendono ad utilizzare comportamenti di evitamento, negazione e disimpegno soffrono maggiormente, peggiorando ulteriormente la propria malattia. Questi ultimi sono soggetti a livelli più elevati di stress e le conseguenze che subiscono sono ovviamente maggiori.

Oltre alle capacità di coping esistono altri fattori fondamentali in grado di ridurre lo stress; uno di questi è il sostegno sociale, il quale si presenta sotto svariate forme. Con il termine sostegno sociale strutturale si fa riferimento alla rete di relazioni sociali di una persona, per esempio al fatto che sia sposata o meno e al numero di amici che possiede. Con il termine sostegno sociale funzionale si fa invece riferimento alla qualità delle relazioni sociali, per esempio al fatto che una persona ritenga di avere amici a cui rivolgersi in caso di bisogno (Cohen e Wills, 1985). Risulta ormai provato che il sostegno strutturale è un buon indice di previsione della mortalità. Le persone anziane con pochi amici o parenti tendono ad avere un tasso di mortalità più alto rispetto a coloro che godono di un maggior grado di sostegno strutturale. Analogamente persone con un livello più basso di sostegno strutturale hanno maggiori probabilità di morire in seguito ad un infarto miocardico rispetto a coloro che godono di livelli più alti di tale sostegno (Ruberman e altri, 1984).

In che modo il sostegno sociale esercita i suoi effetti benefici? Una possibile spiegazione è che i livelli di sostegno sociale favoriscano uno stile di vita più sano, che si riflette in una dieta bilanciata, nel non fumare e in un consumo moderato di alcol. Secondo una spiegazione alternativa, il sostegno sociale (o la sua mancanza) potrebbe avere un effetto diretto sui processi biologici. Lo scarso sostegno sociale si associa, ad esempio, ad un incremento delle emozioni negative, le quali, a loro volta potrebbero agire sui livelli di alcuni ormoni e sul sistema immunitario. Tuttavia i quesiti senza una risposta precisa sono ancora molti; per esempio: perché lo stress provoca la malattia solo in alcune persone e non in altre? Perché lo stress talvolta genera una malattia organica, anziché un disturbo psicologico? Molti teorici, provenienti sia dal campo della ricerca biologica che da quella psicologica hanno cercato di dare una risposta a tali domande.

Le teorie biologiche: gli approcci biologici attribuiscono particolari disturbi psicofisiologici a debolezze o a iperattività specifiche di certi apparati di organi nel rispondere allo stress. È possibile che l’influenza di elementi genetici, di malattie pregresse, della dieta e di altri fattori simili porti ad alterazioni della funzione di un particolare apparato di organi, il quale può, di conseguenza, divenire debole e vulnerabile allo stress. Secondo la teoria della debolezza somatica, la connessione fra lo stress e un determinato disturbo psicofisiologico risiede nella debolezza di un organo specifico. Per esempio, un apparato respiratorio debole per costituzione congenita potrebbe predisporre una persona a sviluppare l’asma. Secondo la teoria della reazione specifica, ogni individuo risponde allo stress con modalità sue proprie e il suo apparato di organi più sensibile allo stress è il candidato più probabile a divenire la sede di un successivo disturbo psicofisiologico.

Per esempio, un individuo la cui risposta allo stress consiste, tendenzialmente, nell’aumento della pressione arteriosa, è più suscettibile di sviluppare l’ipertensione essenziale. Su un piano generale i fattori di stress hanno molteplici effetti sui vari sistemi corporei: il sistema nervoso autonomo, i livelli ormonali e l’attività cerebrale. Attualmente, una delle principali aree di interesse è costituita dal sistema immunitario, il quale può avere un’importanza cruciale nello sviluppo delle malattie infettive, del cancro, delle allergie e delle malattie autoimmuni come l’artrite reumatoide, il cui sistema immunitario attacca il corpo stesso. È stato dimostrato che a produrre modificazioni nel sistema immunitario è un’ampia gamma di fattori di stress: esami universitari, depressione e perdita di persone care, dissapori coniugali e divorzio, perdita del posto di lavoro. Una ricerca ha confermato per esempio il rapporto tra stress e infezioni alle vie respiratorie. In questo studio un gruppo di volontari assunse per via nasale delle gocce contenenti un virus dell’influenza attenuato e in più si sottopose ad una serie di test volti a misurare l’entità degli stress recenti. Il risultato fu che le persone che avevano subìto un forte stress nel periodo più recente contraevano più facilmente il virus dell’influenza, mentre quelle che non avevano subito forti stress nell’ultimo persiodo si dimostravano più resistenti all’influenza (Cohen, Tyrell e Smith, 1991).

Le teorie psicologiche: queste teorie cercano di spiegare lo sviluppo dei disturbi psicofisiologici chiamando in causa fattori quali gli stati emozionali inconsci (vedi psicanalisi), i tratti della personalità, le valutazioni cognitive e le personali strategie di reazione allo stress. Secondo le teorie psicanalitiche, a dare origine ai disturbi psicofisiologici sono conflitti specifici e gli stati emozionali negativi ad essi associati. Fra i teorici della psicanalisi che hanno studiato i disturbi psicofisiologici, Franz Alexander (1950) è probabilmente quello che ha avuto un impatto maggiore. Nella sua concezione, i vari disturbi sono il prodotto di stati emozionali inconsci, specifici per ciascun tipo di disturbo. A suo avviso, per esempio, gli impulsi ostili non espressi creano uno stato emozionale cronico che è responsabile dell’ipertensione essenziale. Gli impulsi ostili continueranno ad essere repressi e di conseguenza aumenteranno di intensità. Ciò porterà a sviluppare misure difensive ancora più forti, atte a tenere sotto controllo gli impulsi aggressivi repressi. Alexander elaborò questa teoria della rabbia inespressa o teoria della rabbia trattenuta in base alle osservazioni compiute su pazienti sottoposti a trattamento psicanalitico.

Riferimenti bibliografici:

Cohen, S., Wills, T.A. (1985). Stress, social support, and the buffering process. Psychological Bulletin, 98, 310-357.
Cohen, S., Tyrell, D.A.J., Smith, A.P. (1991). Psychological stress and susceptibility to the common cold. New England Journal of Mrdicine, 326, 606-612.
Ruberman, W., Weinblatt, E., Goldberg, J.D., Chaudhary, B.S. (1984). Psychosocial influences on mortality after myocardial infarction. New England Journal of Medicine, 311, 552-559.