Lichen del pene

Fonte: http://www.livestrong.com

Il lichen sclerosus è una malattia che colpisce principalmente le zone genitali e anali. E ‘più comune nelle donne in post-menopausa, anche se si può trovare anche negli uomini e bambini. Il lichen sclerosus provoca prurito, anche se un terzo dei pazienti non hanno sintomi. Non è ancora chiaro che cosa provoca il lichen sclerosus, anche se un certo numero di fattori sono associati con la condizione.

Ormonali
Uno studio pubblicato sul “European Journal di Ginecologia e Biologia della Riproduzione” nel 2008 ha dimostrato che gli ormoni possono essere coinvolti nel lichen sclerosus, in particolare il testosterone. Questo studio ha dimostrato che in pre-menopausa le donne che usavano pillole contraccettive orali, specialmente quelle che bloccano il testosterone, avevano un maggior rischio di sviluppare lichen sclerosus.

Di storia familiare
Un certo numero di fattori genetici sono stati collegati a lichen sclerosus, ma nessun gene specifico responsabile per la condizione è stata trovato a partire da maggio 2010. L’articolo pubblicato sul “Journal of Europe Accademy of Dermatology and Veneralogy” nel 2010 ha mostrato che il 12 per cento dei pazienti con lichen sclerosus avevano una storia familiare della malattia.

Infezione
Lichen sclerosus è stato anche attribuito ad un agente infettivo, poiché ha risposto bene a un certo numero di antibiotici. Uno studio pubblicato nel “Archives of Dermatology” nel 2008 ha mostrato che il lichen sclerosus è stato positivo per il batterio della Borrelia. Tuttavia, il lichen sclerosus non è contagioso, anche se le lesioni comprovano il test positivo per Borrelia.

Autoimmune
Le donne con il lichen sclerosus hanno spesso altre malattie autoimmuni come la malattia della tiroide, la vitiligine e l’anemia perniciosa, ma il rapporto con altre malattie autoimmuni appare più bassa negli uomini. Uno studio del 2003 pubblicato sulla rivista “Lancet” ha dimostrato che i pazienti con lichen sclerosus avevano auto-anticorpi contro la matrice extracellulare proteina 1. Questa proteina è importante per la struttura e la funzione della pelle. Auto-anticorpi diretti contro questa proteina, quindi, ne causano la distruzione e danneggiano la pelle.

Kerstin Cunningham (14/05/2010)

L’articolo che riporto di seguito non aggiunge nulla a quanto già ben sappiamo sul Lichen, ma finalmente leggo con piacere che si comincia a parlare di patologia “assai diffusa nella popolazione globale” (altro che “rara”…) e si riconosca che colpisce tanto le donne quanto gli uomini.
Io lo sostengo da sempre con convinzione!
Salem

Link all’articolo: http://www.my-personaltrainer.it/beness … rosus.html

A cura della Dr.ssa Alice Mazzo

Il lichen sclerosus, popolarmente noto come lichen scleroatrofico, identifica un processo morboso infiammatorio di natura sclerotica cronica, che coinvolge cute e mucose. Non è raro, purtroppo, che il lichen sclerosus venga mal diagnosticato, minimizzato o, ancor peggio, sottovalutato: si tratta infatti di una flogosi a carattere immunologico potenzialmente pre-cancerogena. Il lichen scleroatrofico può idealmente intaccare ogni distretto dell’organismo, pur manifestandosi frequentemente (nell’83% dei casi) a livello dei tessuti genitali maschili e femminili.

Lichen sclerosus: incidenza

Il lichen sclerosus, variante del lichen planus, è una patologia assai diffusa tra la popolazione globale (indice d’incidenza stimato 3-15%), nonostante poco discussa; alcuni testi scientifici ritengono che la malattia sia soprattutto femminile, ma dalle recenti analisi statistiche, sembra che il lichen sclerosus interessi sia gli uomini che le donne in egual misura.
L’uomo è più soggetto al lichen sclerosus con l’avanzare dell’età; rispetto alle bambine, le donne in età pre-menopausale sembrano essere più sensibili al lichen sclerosus di tipo ano-genitale.
La malattia può manifestarsi anche tra gli infanti, in particolare tra le femmine: quando si paragona il lichen sclerosus dell’età adulta con quello infantile, le possibilità di guarigione completa, senza complicanze croniche, aumentano notevolmente nei bambini. Inoltre, è stato riscontrato che durante la pubertà il lichen sclerosus è ancor più facilmente curabile: a tal proposito, è stata ipotizzata una possibile funzione “protettrice” degli ormoni sessuali.
Il lichen sclerosus si registra soprattutto tra i maschi non circoncisi: si stima che la flogosi venga diagnosticata nel 3,6-19% dei prepuzi rimossi [tratto da Andrologia clinica, di Wolf-Bernhard Schill, Frank H. Comhaire, Timothy B. Hargreave].

Lichen sclerosus nella donna

Nonostante possa interessare anche sedi extra genitali (braccia, gambe, tronco, lingua e mucose orali), il lichen sclerosus  più frequentemente colpisce i genitali femminili (lichen scleroatrofico ano-vulvare): è una forma infiammatoria che provoca, in genere, prurito, bruciore e dispareunia, e potrebbe degenerare a tal punto da fondere le piccole e le grandi labbra della donna. Sarebbe opportuno sottoporsi a periodici controlli per il monitoraggio della malattia, in particolar modo quando la donna lamenta lacerazioni o aree ipercheratosiche (ispessite) a livello genitale; il lichen scleroatrofico provoca una consistente e fastidiosa secchezza a livello della mucosa vaginale e perianale, accompagnata da irritazione locale, macchie bianche, ragadi e rimpicciolimento o distruzione delle piccole labbra.
Come abbiamo analizzato, il lichen sclerosus potrebbe essere indice di una forma pre-neoplastica come, per esempio, il carcinoma epidermoide vulvare: proprio per questo motivo, la profilassi  e le periodiche visite di controllo della malattia risultano indispensabili.

Lichen sclerosus nell’uomo

Più l’uomo invecchia, più corre il rischio di contrarre il lichen sclerosus; ad ogni modo, la forma maschile della malattia è nota come lichen sclerosus balano prepuziale. I genitali presentano evidenti chiazze bianco-brunastre lucide, associate ad escoriazioni, microlesioni, prurito, penodinia (variante maschile della vulvodinia femminile), dolore e possibile sensazione di bruciore durante i rapporti (dispareunia). Inoltre, la malattia potrebbe causare uretrite, stenosi uretrale, fimosi serrata e difficoltà allo scorrimento del foglietto prepuziale sul balano (glande). Il lichen scleroatrofico, come preannuncia il termine stesso, potrebbe degenerare e provocare una lenta ma progressiva cicatrizzazione sclerotica del prepuzio, del glande, dell’uretra.
Spesse volte, purtroppo, il lichen sclerosus viene mal diagnosticato, di conseguenza anche la terapia non è adatta: non è raro, infatti, che il paziente maschio affetto abbia cercato di trattare il disturbo con farmaci inappropriati per supposte infezioni micotiche.
L’autodiagnosi non è certo l’opzione migliore, nonostante possa apparentemente risultare la più semplice: per gli uomini, in particolar modo, i disturbi genitali rappresentano problemi decisamente imbarazzanti, dunque la visita dall’andrologo viene spesso presa in considerazione troppo tardi. Il lichen sclerosus è una malattia potenzialmente pericolosa, che cela, talvolta, balaniti, postiti o balanopostiti, altre volte infezioni ignote, o ancora forme precancerose gravi: a tal proposito, è doveroso rivolgersi al medico fin dai primissimi sintomi.

Degenerazione del lichen sclerosus nell’uomo:
Coinvolgimento del prepuzio → interessamento del glande → uretrite → stenosi uretrale → carcinoma squamoso del pene
[tratto da http://www.ildermatologorisponde.it/].

Lichen sclerosus nel bambino

Generalmente, il lichen sclerosus che colpisce gli infanti solo di rado non presenta una buona prognosi: infatti, il più delle volte, la bambina lamenta prurito o bruciore a livello vulvare, perianale, mentre il bambino affetto presenta un’irritazione genitale generalizzata molto simile agli effetti determinati dalla balanopostite, talvolta correlata a fimosi (restringimento del foglietto prepuziale).

Malattie correlate al lichen sclerosus

Sebbene le cause scatenanti, responsabili della manifestazione del lichen sclerosus, non siano state ancora identificate, sono state osservate alcune malattie associate e potenziali (ma non del tutto dimostrati) fattori di rischio: dislipidemie, infezioni a decorso cronico in generale, vitiligine, anemia perniciosa, lupus eritematoso, diabete mellito, carcinoma spino cellulare del pene. Anche lo stress psicofisico sembra giocare un ruolo fondamentale nell’esordio della malattia
[tratto da http://www.latuapelle.org].

Terapia risolutiva contro il lichen sclerosus

Il trattamento medico risulta assolutamente fondamentale per redimere il paziente dal lichen sclerosus: è opportuno puntualizzare che, generalmente, è necessario l’approccio multidisciplinare, quindi il paziente dovrebbe sottoporsi a svariati trial clinici per avere un quadro completo della malattia. Si consiglia il dermatologo, il ginecologo/urologo, ed altri specialisti, in funzione della gravità della malattia.
Le terapie più consigliate si basano sulla somministrazione di specialità farmaceutiche ad azione sistemica (es. immunosoppressori, corticosteroidi) e ad applicazione topica (es. antiossidanti). Sfortunatamente, però, soprattutto nel maschio, il disturbo potrebbe essere riconosciuto tardi perché il paziente tende a rimandare la visita: quando sottovalutato, il lichen sclerosus potrebbe degenerare, dunque l’unica soluzione rimane l’operazione chirurgica (circoncisione).
[tratto da http://www.latuapelle.org].
In alcuni pazienti, viene consigliata la laserterapia al diossido di carbonio, insieme all’applicazione topica di sostanze antibatteriche, nel caso in cui il lichen sclerosus sia favorito da infezioni.
[tratto da Andrologia clinica, di Wolf-Bernhard Schill, Frank H. Comhaire, Timothy B. Hargreave].

Link all’articolo: http://www.andrologiaonline.net/pubblic … .asp?id=51

Le Balanosi “fai da te” ovvero come procurarsi lesioni al pene e complicarle in assoluta buona fede.

Premessa introduttiva

Igiene è un termine di origine greca che significa “sano”. Scorrendo la storia della salute umana degli ultimi 70 anni è indubbio che molti vantaggi ( leggi minor incidenza di malattie) sono derivati dalla diffusione dell’abitudine di lavarsi che, per la verità, era nota almeno dal tempo degli Antichi Romani ma poi si era persa nei secoli bui che erano seguiti. I Romani avevano l’acqua calda ma non conoscevano il sapone per cui usavano grattare via lo sporco con uno strumento apposito e poi erano soliti darsi una oliata più o meno profumata. Poco si sa su chi ha inventato il sapone ma sta di fatto che la semplicissima formula: cenere, grassi animali e/o vegetali, calore dà luogo ad una reazione di saponificazione per cui si crea una cosa che si scioglie in acqua ed è in grado di sciogliere l’unto e lo sporco che si accumula sulla pelle e sugli abiti consentendo quella minima misura igienica che rende meno insopportabile la presenza di altri a tiro di sistema olfattivo.
Dopo la seconda guerra mondiale la richiesta di sapone superò le capacità di fabbricazione per l’insufficiente quantità prodotta di grassi a ciò dedicabili. Gli Americani fiutarono l’affare e inventarono i tensioattivi ovvero sostanze in grado di fare lo stesso lavoro del sapone , ovviamente molto più potenti e decisamente più inquinanti. Sulle vasche da bagno comparve la schiuma e colla diffusione della doccia il Bagnoschiuma. La vecchia brocca dell’acqua e il vetusto ciotolone, con cui erano abituati da secoli a lavarsi pezzo-pezzo i nostri progenitori, andarono velocemente in pensione insieme al sapone di Marsiglia che nella versione attuale ha mantenuto solo il nome.
La potenza detergente dei tensioattivi è molta di più del vecchio sapone, costano infinitamente meno in materia prima ( petrolio), e , scaricati normalmente nell’ambiente, stanno facendo danni a dismisura in funzione di una attività xeno estrogenica di cui poco si parla ma che farà crescere le tette anche ai maschietti prima di quanto si pensi.
Un altro fenomeno, oramai storico, è stata la ricerca di sostanze che diminuissero ulteriormente la capacità di formazione di odori sgradevoli in alcune zone che, per loro stessa natura, tendono a concentrare la produzione di olezzo ed in pratica sono a base di disinfettanti in grado di bloccare la fermentazione batterica responsabile della trasformazione del sudore in puzza. Un capitolo ci vorrebbe solo per i profumi ma soprassediamo volentieri.
Tutte queste sostanze, associate a quelle di natura più o meno simile e comunque irritanti rilasciate anche , per esempio, dai tessuti colorati delle mutande, sono in gran parte responsabili del fenomenale aumento delle irritazioni dei genitali maschili e femminili cui stiamo assistendo da almeno un decennio a questa parte.
Siamo ai danni da troppo Igiene? No, l’igiene di per sé stesso è sacrosanto, il problema , come si è visto, nasce dalla scarsa conoscenza della potenza dei detergenti e dal fatto che la sorveglianza legislativa in questo ambito è minima.

Gli antibiotici

Gli antibiotici hanno il merito di aver praticamente debellato una montagna di malattie infettive, quelle trasmesse da batteri. La corsa alla ricerca di antivirali ( i virus e i batteri sono entrambi veicoli, spesso, di malattie) è ancora in corso e lungi dal finire.
La potenza dell’antibiotico è tale per cui la malattia infettiva , se colta sul nascere, viene stroncata prima che si manifestino le complicazioni che porterebbero a morte. Raro è diventato vedere, per esempio, una polmonite soprattutto perché al primo mal di gola, che non è un segno di polmonite, il paziente reagisce, in accordo o meno col medico, ingoiando antibiotici sufficienti ad una popolazione del terzo mondo per un po’. Il mal di gola se ne va e tutti contenti. Questo atteggiamento ha portato ad un luogo comune sbagliato che , grosso modo, recita: io sono sano se non ho addosso batteri o virus. E’ sbagliato di fondo poiché i batteri non si vedono e, insieme ai funghi e ai virus, ce li abbiamo sempre appresso e ci viviamo insieme. Quando , per qualche motivo, i germi ( nome che accomuna batteri, virus e funghi) che sono in equilibrio con noi ( è una sorta di tregua armata) aumentano e trovano insufficienti le difese immunitarie naturali ecco che si stabilisce la malattia. Molte di queste malattie infettive non sono mortali ma quando la pelle è nostra non stiamo certo a verificare se è vero.
A livello di pene ( e vagina, ma questa la lasciamo ai ginecologi) la cura del mal di gola fa un curioso effetto: gli antibiotici non sono capaci di distinguere i germi per cui ammazzano tutti quelli che incontrano che siano sensibili a tale farmaco non solo in gola ma dappertutto. Quelli resistenti , appunto, resistono e quelli immuni perché magari sono semplici funghi , anche. Batteri e funghi che abitano i genitali sono in equilibrio tra loro perché, mangiando allo stesso piatto, la pappa è insufficiente a farli espandere tanto da far danni. Se però, per il mal di gola cui sopra ammazziamo tutti i batteri, ecco che raddoppiamo la pappa per i funghi i quali aumentano in quantità e , per questo, estrinsecano la loro capacità di far ammalare la parte. La cosa va sotto il nome di Dismicrobismo jatrogeno.

Le sostanze chimiche

Viviamo in un ambiente inquinato, non è un luogo comune, è un dato di fatto. L’inquinamento è dato dalla presenza nell’ambiente di un notevole numero di sostanze gettate dall’uomo senza essersi chiesto prima se quanto stava facendo si sarebbe prima o poi ritorto contro di lui e sui suoi figli. Un esempio è il DDT che, nel dopoguerra, è stato usato per contenere le aggressioni dei parassiti sulle coltivazioni. Dopo una ventina d’anni è stato vietato perché ci si è accorti che accoppava i parassiti e qualche essere umano. A tutt’oggi lo troviamo nell’acqua dei pozzi e continuiamo a sorbircelo.
L’elenco delle sostanze che possono dare irritazione alla pelle e le mucose è lunghissimo, non le conosciamo nemmeno tutte. Quelle che sono meglio conosciute e, spesso, ricercate in caso di allergie genitali sono circa quaranta tra cui spiccano tensioattivi e altre ad azione xeno estrogenica nonché i componenti dei profilattici.
Il meccanismo può essere l’aggressione chimica diretta e un altro che è quello allergico, fenomeno per cui la reazione dell’organismo, in termini di aggressione dell’indesiderato ospite, quanto meno esagera facendo più danni a sé stesso che all’agente nocivo.

Il glande, il prepuzio, il frenulo e “il fai da te”

Sono le tre parti che costituiscono l’anatomia del pene nel suo insieme e sono anche quelle che hanno due caratteristiche.
La prima è che, per la natura stessa dell’uomo nonché per le attività cui sono preposte, le parti vengono giornalmente traumatizzate. Dispongono di notevole resistenza e di meccanismi autoriparativi piuttosto efficaci.
La seconda è che sono oggetto di un gran “ fai da te “ sia per il mero utilizzo che per le sperimentazioni terapeutiche col risultato che una minima alterazione dei tessuti viene immancabilmente complicata dall’incongruità dell’intervento rendendo poi difficile o impossibile una diagnosi medica, che ancora è il sistema più efficace per curare una malattia.

Un’altra considerazione non secondaria da fare è: se il creatore ( o, se preferite, il Padreterno ) ha previsto l’esistenza del frenulo e del prepuzio, come mai l’uomo si ostina a tagliuzzare la parte in questione con motivazioni igieniche, religiose, magiche e compagnia cantando? Lascio la risposta ai filosofi teoretici poiché se rispondo io sarei caustico.
Quanto alla circoncisione, proposta spesso anche dai medici come la soluzione finale dopo la quale tutto va bene, viene omesso il fatto che le ipotesi sulla sensibilità del poi sono sia di diminuzione che di feroce aumento e che la mancanza del frenulo ( in etimo frenum-piccolo freno del prepuzio ) spesso causa più problemi di quanti ne risolve senza contare le cicatrici esuberanti e i frequenti reinterventi necessari.

Concediamoci quindi un certo atteggiamento conservatore e vediamo come mantenere la parte in buon ordine.

Se ci “scordiamo” di lavarlo , tra prepuzio e glande, si forma una pappetta bianca detta smegma che, per la fermentazione ad opera dei batteri presenti, diventa velocemente maleodorante ed ha azione irritativa.
L’irritazione provoca anche l’arrossamento della parte e induce , o dovrebbe indurre a lavarsi. L’azione di detersione, anche con la sola acqua tiepida, se regolare, risolve il problema nella maggior parte dei casi ed evita l’arrossamento. Non evita però che la parte mantenga, anche se in misura minore, un certo odore variamente interpretabile.
La reazione fai date è: allora uso il sapone. Il risultato, spesso, è che la parte è più pulita ma sviluppa un odore di pesce che è ancora più fastidioso di quello di cui parlavamo prima. Questo accade per la presenza contemporanea di amine che sono sviluppate dai batteri normalmente presenti in loco e dalla potassa che sta nel sapone. E’ anche un test che viene usato per fare diagnosi di presenza di Gardnerella vaginalis da quelli che pensano che solo tale germe con la potassa fa l’odore di pescino ma, in realtà non è solo questo. Si rimanda ai testi di microbiologia per ulteriori spiegazioni.
Altra reazione fai da te è il bagnoschiuma o il doccia schiuma che, a differenza del sapone , hanno molta meno potassa e l’odore cala. Risolto il problema? Neanche per sogno in quanto l’azione potentissima dei tensioattivi letteralmente scartavetra la parte che finisce per arrossarsi ancora di più. Il film idrolipidico che la natura provvede a far fare alle mucose locali e che serve a proteggerle viene sciolto e lavato via consentendo a tutte le sostanze irritanti di fare liberamente il loro lavoro.

Altro passaggio del fai da te è andare in farmacia.
Alle richieste del paziente il farmacista reagisce con circa due o tre automatismi, d’altronde vende farmaci. Uno tipico è l’associazione cortisone antibiotico mentre se è più prudente propone l’ossido di zinco. A volte reagisce con oli alla vitamine, di solito la E. Mentre quest’ultimo è tutt’altro che sbagliato, il secondo non fa niente , il primo è deleterio e provoca un dismicrobismo jatrogeno favorendo la crescita di funghi, la famigerata Candida. All’inizio il cortisone fa il suo mestiere, ovvero l’antiinfiammatorio, e l’arrossamento cala. Contemporaneamente deprime le difese locali e intanto l’antibiotico semina morte su tutti i batteri salvando però i funghi che trovano modo di replicarsi velocemente. Il glande e il prepuzio cominciano a presentare delle piccole macchiette rosse che poi confluiscono riarrossando la parte con prurito, nuova pappetta bianca diversa dallo smegma e odore ancora diverso. Stavolta il fai date è comporre il numero del medico e prenotare la visita. Continuare col cortisone può provocare un arrossamento stabile della parte a volte perdurante per mesi.

Il sesso

Dicevamo che le parti sono spesso in grado di autoripararsi ed è vero. Tuttavia alcune pratiche sessuali peraltro innocenti sono in grado di provocare degli arrossamenti.
Il fai da te della sessualità è una delle attività maschili che non passerà mai di moda e non fa diventare ciechi come si diceva in passato, al massimo fa venire le occhiaie.
Come in tutte le cose l’esagerare nello strapazzare le parti le fa arrossare ma esperienza di molti vuole che tali arrossamenti spariscano da soli semplicemente lasciando in pace il pene. A volte, però, ciò non accade per vari fattori tra cui spicca la mancanza di lubrificazione della vagina. Alcune donne ci mettono un po’ di tempo ad avere la reazione attesa dalla stimolazione sessuale ma molti uomini non hanno la pazienza di attendere quel tanto che basta e introducono prima del tempo. Il prepuzio protesta, il frenulo urla il suo disappunto segnalando “trazione esagerata” con staffilate dolorose perfettamente ignorate che in qualche caso si traducono in una frattura dello stesso con conseguente emorragia da taluni, troppo disinformati, interpretata come perdita della verginità maschile.
Vengono ignorate anche le proteste della signora in questione. Il glande subisce una grattatina e alla fine del rapporto si ritrova sul violaceo. La mattina dopo il tutto è edematoso e la botta finale gliela diamo col sapone intimo della signora che ha un pH assolutamente inadatto e detergenti studiati apposta per qualcosa di molto diverso dal pene.
Si sorvola anche sui rapporti “non-vaginali” che in termini di rischio di balanosi non scherzano aggiungendo batteri e materiali organici di rifiuto tali da attentare alla già scarsa resistenza delle mucose provate da un igiene sconsiderato.

La prossima volta uso il preservativo! ( altra reazione fai da te) : sacrosanto, per difendersi dalle malattie sessualmente trasmesse (MST), a patto di metterlo prima del rapporto e non, come quasi sempre accade, a metà dell’opera.
Mettere un preservativo su un glande arrossato significa esporre le mucose senza difese ad una serie di sostanze che vanno dal lattice al lubrificante allo spermicida e che possono scatenare una reazione allergica da sole, figuratevi insieme.

Altre cose che scatenano reazioni irritative e/o allergiche delle tre parti di cui sopra sono deodoranti , profumi, e disinfettanti. Una della reazioni fai da te che più sono deleterie è la convinzione che ci si possa difendere dall’AIDS e da varie altre MST semplicemente disinfettando la parte col primo disinfettante che capita il che, nell’esperienza di chi scrive, va dalla grappa al gasolio passando per l’acqua ossigenata ( che diluita non andrebbe nemmeno male) a 80 volumi ed i sali quaternari dell’ammonio senza contare il detersivo per stoviglie.

La conclusione di questo escursus è che anche il maschietto ha bisogno di una igiene ragionata e di evitare il fai da te. La manutenzione del nostro amico sta diventando sempre più difficile e sempre più c’è bisogno di informazione medica chiara e comprensibile.

Dott. Giulio Biagiotti