Alimentazione

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Il Lichen sclerosus (LS) è classificato come ‘malattia autoimmune’ e indipendentemente dal fatto che la classificazione si adatta, ha molto in comune con altre malattie di quel gruppo. Pertanto, le cose che possono aiutare altre diagnosi possono aiutare anche in caso di LS.

Si consideri una dieta anti-infiammatoria. Eliminare il glutine e i latticini dalla dieta quotidiana. Poi, cucinare tutto ciò che è ad alto contenuto di lectine, che sono molto infiammatorie, per almeno 20 minuti in una pentola a pressione per distruggere le lectine. (Patate, pomodori, melanzane, fagioli e piselli secchi, arachidi, soia).

Considerare gli integratori che hanno poteri anti-infiammatori, come l’olio di enotera, omega-3 o olio di fegato di merluzzo.

L’utilizzo topico di Estrace (per le donne) può ispessire la pelle in modo che si possa riparare agli eventuali danni del Clobesol. L’olio di Emu o l’olio di cocco biologico vergine possono aiutare ad idratare e ammorbidire la pelle.

Protandim è un integratore a base di erbe che combatte lo stress ossidativo degli oligodendrociti. Vi è evidenza che il LS sia collegato a stress ossidativo. Quindi, può aiutare il vostro corpo a combattere il LS.

Fonte: http://www.valeostudio.it/dermatologiai … egoria=199

L’ossigeno consente lo svolgimento dei processi vitali, d’altro canto questa molecola è altamente distruttiva. La duplice natura dell’ossigeno, vitale ed oscura si esprime in ogni momento a livello cellulare. Da un lato l’ossigeno fornisce energia alla cellula garantendone la soppravivenza, dall’altro i processi di ossidazione condizionano la formazione di molecole particolarmente reattive ed instabili, i cosiddetti radicali liberi, oltre ad altre specie molecolari reattive contenenti ossigeno (ROS). I radicali liberi sono quindi da considerare una sorta di scoria, una specie di rifiuto cellulare. In condizioni fisiologiche svolgono, in realtà funzioni fondamentali, studi recenti infatti sottolineano l’importanza dei radicali liberi come “messaggeri”cellulari soprattutto a livello del sistema immunitario dove ne modulano alcune funzioni fondamentali.
Il patto di Faust che stringiamo con l’ossigeno, molecola fondamentale per la vita, può rivelarsi anche una minaccia o una maledizione. I radicali liberi e i ROS, in condizioni patologiche possono cagionare danno al nostro patrimonio cellulare, alterando e distruggendo enzimi, proteine , DNA e membrane cellulari. Quotidianamente è osservabile il lato oscuro dell’ossigeno che può arruginire una macchina, irrancidire il burro, corrodere il granito o favorire un incendio. A livello molecolare l’altra faccia dell’ossigeno non garantisce la vita ma favorisce il danno, quindi la malattia.

Ma cosa é un radicale libero?
Ogni molecola è formata da nuclei e da elettroni, piccole particelle con carica negativa che ruotano rapidamente attorno al nucleo. Quando due o più atomi si legano formando una molecola, alcuni elettroni diventano comuni. Certi atomi o molecole hanno elettroni ben bilanciati e strutture stabili e non tendono a reagire con altri atomi e molecole. In altre circostanze la configurazione degli elettroni non è equilibrata e quindi instabile. Il raggiungimento dell’equilibrio viene raggiunto con la sottrazione o con lo sganciamento degli elettroni a strutture vicine.
L’ossigeno, già di per sé , non è stabile e tende a catturare elettroni alle molecole vicine. Alcune combinazioni tra idrogeno ed ossigeno sono particolarmente instabili, reattive e voraci. Queste combinazioni sono note come radicali liberi. La loro fame di elettroni e di equilibrio si esprime con la sottrazione degli stessi alle molecole circostanti. L’alterazione molecolare che si definisce può condizionare la destabilizzazione del patrimonio della cellula.
I radicali liberi hanno vita brevissima, ma come si potrà facilmente intuire, sono molto pericolosi.

Come si formano i radicali liberi?
Come illustrato precedentemente i radicali liberi (anione Superossido, idrossilradicale, ossido nitroso) e i ROS (ossigeno singoletto, perossido di idrogeno ed acido ipocloroso) svolgono funzioni utili in condizioni fisiologiche, ma molte condizioni possono favorire la loro eccessiva produzione. Il nostro organismo sostiene questo attacco con meccanismi di difesa e con dei sistemi capaci di neutralizzare il danno portato da queste molecole. I sistemi di difesa sono attuati tramite antiossidanti enzimatici, derivati proteici e metalli. Un’altra linea di difesa è rappresentata da complessi vitaminici presenti nel cibo, soprattutto nella frutta e nella verdura come a vitamina C , la vitamina E, i beta-caroteni e i bioflavonoidi. Il nostro organismo infine ha capacità auto-riparatrici mediate soprattutto da sistemi enzimatici. Le sequenze di DNA danneggiato, per esempio vengono prima identificate quindi eliminate da alcuni enzimi, il passaggio successivo prevede la sostituzione della stessa sequenza e la successiva saldatura al filamento di DNA. L’eccessiva produzione di radicali liberi e di specie reattive dell’ossigeno dovuta all’alterazione dell’equilibrio pro ed antiossidante viene definito come stress ossidativo. Molti fattori possono modulare ed alterare l’equilibrio tra produzione e meccanismi di difesa. Lo stress ossidativo viene facilitato infatti da:

Farmaci
Fumo
Dieta incongrua
Impegno del sistema immunitario
Invecchiamento cronologico
Stress
Impatto e/o assorbimento di radiazioni ionizzanti, ultraviolette e spettro visibile.
Inquinamento
Lo stress ossidativo provoca quindi una sorta di infiammazione invisibile, un processo infiammatorio cronico, spesso silente in cui, l’instaurarsi del danno risulta evidente dopo molto tempo.

Come combattere lo stress ossidativo? L’invecchiamento e le malattie degenerative.
L’invecchiamento e molte malattie degenerative e croniche potrebbero avere una causa comune, l’alterato equilibrio tra produzione di radicali liberi e meccanismi di difesa. D’altro canto la ricerca scientifica, in questo campo è ancora agli albori. Ci sono ancora risposte ben lungi da essere chiarite. Esiste una maglia di connessione tra diverse patologie? I radicali liberi provocano sempre una malattia o in alcuni casi ne rappresentano solo un fenomeno marginale? In altri termini, non ci è dato sapere se esiste sempre una relazione causa- effetto tra eccessiva presenza di radicali liberi e malattia. Il cammino da fare è lungo ma sicuramente affascinante, anche in campo preventivo terapeutico. Il regime dietetico adeguato e l’integrazione vitaminica sono funzionali in un approccio preventivo e terapeutico o in alcune condizioni non svolgono alcun ruolo protettivo? Possiamo ritardare l’invecchiamento o è una mera illusione? L’uso degli antiossidanti può prevenire la comparsa del tumore o siamo di fronte ad un fenomeno di moda? Forse le domande poste sono troppe, ma sicuramente rappresentano una sfida per la ricerca nel prossimo futuro.

Fonte: http://www.lastampa.it/benessere

Uno studio mostra come sostanze contenute nel tè verde facciano aumentare il numero di cellule T che svolgono un ruolo chiave nelle funzioni del sistema immunitario

06 Giugno 2011
Ricercatori americani del Linus Pauling Institute presso la Oregon State University hanno scoperto che il tè verde e i suoi composti posso avere un ruolo nel contrastare le malattie autoimmuni.
Tra le patologie considerate autoimmuni, per esempio, possiamo citare la sclerosi multipla, il lupus, alcune forme di anemia e artrite, l’alopecia e molte altre ancora.

I risultati dello studio sono stati pubblicati su Immunology Letters e mostrano come le sostanze attive contenute nel tè verde, come l’EGCG, facciano aumentare il numero di cellule T regolatorie, le quali hanno la capacità di sopprimere con efficacemente le risposte immunitarie contro specifici antigeni. Già il tè verde, oggetto di numerosi studi, è stato apprezzato per le sue qualità nel controllare l’infiammazione dell’organismo – fautrice di numerose patologie – e nel migliorare le risposte immunitarie, proteggendo anche dal cancro. Oggi, si aggiunge una qualità che potrà offrire diverse possibilità nella prevenzione e aiuto nel controllo delle malattie senza gli effetti collaterali di alcuni farmaci.

«Questo sembra essere un composto naturale di origine vegetale che piò influenzare il numero di cellule T regolatorie, il processo di miglioramento della funzione immunitaria. Quando pienamente compreso, questo potrebbe fornire un modo semplice e sicuro per aiutare i problemi di controllo delle malattie autoimmuni e l’indirizzo di varie malattie», spiega la dottoressa Emily Ho, coordinatore dello studio e professore associato presso il Department of Nutrition and Exercise Sciences dell’OSU.

Il polifenolo EGCG, oggetto dello studio, ha mostrato di avere le caratteristiche per agire nei casi di malattie autoimmuni e, anche se gli effetti sono stati meno potenti di quelli dei farmaci tradizionali, il fatto che fosse meno tossico lo rende più adatto a un uso a lungo termine.
«L’EGCG potrebbe avere benefici per la salute attraverso un meccanismo epigenetico, dove non stiamo cambiando i codici sottostanti del DNA, ma solo influenzando ciò che viene espresso, quello che le cellule accendono. E possiamo essere in grado di fare questo con un approccio semplice e con tutti gli alimenti», conclude Ho.
Ancora un ulteriore motivo per bere una buona tazza di tè.