Ho sempre pensato che ci sia una correlazione tra le allergie e l’insorgenza del lichen. Tempo fa avevo chiesto a molti di voi di indicarmi se siete soggetti allergici, la risposta fu affermativa da parte della maggioranza; è anche presumibile (ma rimane una mia congettura) che le persone dichiaratesi non allergiche forse in realtà lo siano anche se inconsapevoli. Insisto molto in questa direzione perché chiarisce la mia ipotesi di base su questa patologia. L’insorgenza del lichen potrebbe seguire il seguente iter:
1-Negli ultimi decenni la progressiva contaminazione dell’ambiente in cui viviamo con sostanze nocive all’organismo è cresciuta esponenzialmente. Per sostanze nocive intendo: l’inquinamento ambientale, l’assunzione sempre maggiore di sostanze chimiche presenti in alimenti, il ricorso sempre maggiore all’utilizzo dei farmaci
2-Coerentemente a questo aumento di attacchi esterni al quale il nostro fisico viene sottoposto è aumentata la diffusione delle allergie e delle intolleranze alimentari
3-In persone che hanno forse una predisposizione genetica o che hanno un sitema immunitario messo a dura prova da situazioni di stress (sia fisico che psichico) e, compatibilmente sono già soggetti allergici, si può verificare l’insorgenza di una patologia autoimmune come una sorta di “ribellione” del sistema immunitario che non riesce più a codificare in maniera corretta l’agente estraneo da annientare ma và ad agire nei confronti dell’organismo stesso

Di seguito riporto un interessante articolo che descrive in modo ampio e piuttosto semplice i disturbi e le patologie che dipendono da un errato funzionamento del sistema immunitario. Il link all’articolo è:

http://www.parodos.it/storia/argomenti/le_allergie.htm

 

Le allergie, le malattie autoimmuni e i trapianti

Introduzione

L’organismo può rivoltarsi contro se stesso. Accade, per esempio, quando il sistema immunitario che ci difende dalle minacce esterne, provoca una reazione eccessiva che si trasforma in malattia. Sono riconducibili a questa causa molte malattie che differenti per gravità e possibilità di cura che vanno dalle allergie (come la pollinosi e l’asma allergico, fino al temibile shock anafilattico) alle malattie autoimmuni (come l’artrite reumatoide, il lupus eritematoso sistemico e la sclerodermia), ma ha un’origine analoga anche il problema principale dei trapianti d’organo: il fenomeno del rigetto.
In netta crescita in tutto il mondo occidentale, le allergie sono attribuibili a un’abnorme reazione dell’organismo al contatto con sostanze estranee che vengono definite antigeni o, nel caso specifico delle allergie, allergeni.
La reazione è abnorme in quanto diversa da quella presentata dalla maggioranza delle persone di fronte a quella sostanza e dalla reazione che lo stesso individuo presentava prima della comparsa dell’allergia.
Il meccanismo biologico della reazione allergica si chiama anafilassi e consiste nell’ipersensibilità che gli individui predisposti acquisiscono in un primo contatto con l’allergene: quando incontrerà di nuovo quella sostanza, l’organismo reagirà determinando una serie di sintomi specifici.
Il ruolo di allergeni può essere interpretato da pollini di piante e fiori, farine di cereali, pulviscolo di stoffe, pelo degli animali, da alcuni farmaci (per esempio la penicillina o l’acido acetilsalicilico) o da alimenti (carne di pesce e di maiale, uova, latte, frutta come fragole e pesche, verdure come gli spinaci, anche se le vere allergie alimentari vanno distinte dalle intolleranze alimentari).
In pratica, a scatenare l’allergia nell’individuo ipersensibile è una particolare classe di anticorpi (le sentinelle del sistema immunitario) chiamate immunoglobuline E che in genere hanno il compito di eliminare i parassiti soprattutto intestinali, ma che a contatto con l’allergene attivano altre cellule (i mastociti e i basofili) che rilasciano sostanze come l’istamina. Agendo sui tessuti, queste sostanze determinano la reazione allergica, cioè un’infiammazione che determina i classici sintomi che vanno dalla semplice manifestazione cutanea (orticaria, eczema) a disturbi come la rinite e la congiuntivite e a problemi respiratori come quelli dell’asma allergico o dell’alveolite allergica.
Più raramente, le allergie sono determinate dall’incontro di alcune sostanze – per esempio il cromo dei cinturini metallici degli orologi o il lattice dei guanti di gomma – con altre cellule del sistema immunitario, i linfociti T, ma il risultato è sempre una reazione infiammatoria.
La predisposizione alle allergie è determinata da motivi genetici (anche la dotazione di anticorpi del sistema immunitario dipende dal corredo dei geni), cui si aggiungono altri fattori come l’inquinamento o una professione che comporta la vicinanza di fonti allergizzanti come i solventi industriali e altre sostanze chimiche.
Tra le malattie allergiche più frequenti figurano le pollinosi -il banale “raffreddore da fieno” – ma è altrettanto comune l’allergia alle polveri domestiche sostenuta da parassiti annidati nella moquette, nei tappeti, nei materassi (acaro) che rilasciano allergeni in grado di determinare malattie croniche come l’asma allergico.
Le reazioni allergiche possono anche causare situazioni gravi. In alcune allergie alimentari, per esempio, oltre al gonfiore di palpebre e labbra, si può verificare il temibile edema della glottide, che impedisce la respirazione e porta al soffocamento.
Un’altra emergenza è lo shock anafilattico, reazione allergica estrema che nell’individuo ipersensibile può essere scatenata dalla semplice puntura di un insetto.
Per quanto riguarda la diagnosi, la difficoltà sta nell’individuare il vero allergene responsabile della reazione abnorme e per questo esistono diverse tipologie di esami allergologici.
Se la causa si può rimuovere (per esempio un’allergia al pelo degli animali o a determinati alimenti), il problema si risolve all’origine.
Per la terapia, nelle forme acute di allergia il trattamento si basa sui farmaci antistaminici, con l’eventuale ricorso ai farmaci corticosteroidi nei casi più gravi, sempre sotto controllo del medico. Per le forme croniche come l’asma o quelle stagionali come le pollinosi esistono trattamenti che puntano sia alla soluzione dei sintomi sia alla prevenzione a medio termine (eseguita con adeguato anticipo, l’immunoterapia specifica consente di impedire o attenuare le manifestazioni della pollinosi).

Le malattie autoimmuni

Chiamano in gioco la risposta immune o infiammatoria anche le malattie autoimmuni che comprendono per esempio l’artrite reumatoide, il diabete insulino-dipendente, il lupus eritematoso sistemico, il mieloma multiplo, il morbo di Basedow, la sclerodermia e probabilmente anche la sclerosi multipla, ma il concetto di autoimmunità riguarda anche i meccanismi della gravidanza.
Durante la gravidanza, infatti, l’organismo femminile deve evitare il rigetto del feto, che almeno per metà le risulta “estraneo” per la presenza dei geni del padre. Scattano così fattori come l’alfa-feto-proteina e alcuni ormoni steroidei che esecitano un’azione immunosoppressiva, riducendo l’intervento delle difese immunitarie contro il feto (spesso durante la gravidanza le malattie autoimmuni migliorano, per poi ricomparire in tutta la loro gravità).
Da distinguere dalle immunodeficienze, le malattie autoimmuni sono da attribuire a un mancato riconoscimento del proprio organismo da parte del sistema immunitario. Hanno un’incidenza del 5-7 % e colpiscono più di frequente il sesso femminile.
L’autoimmunità ha un suo ruolo preciso: provvede a distruggere le cellule malate o imperfette e a trasmettere informazioni. A fare la differenza è il danno che viene causato quando questo meccanismo non è più sotto controllo. Il motivo non è noto. Si sa che il sistema immune apprende fin dalla primissima infanzia a riconoscere le cellule dell’organismo di cui fa parte attraverso un particolare codice proteico (sulle membrane cellulari sono presenti alcune proteine che vengono chiamate MHC, o Major Histocompatibiity Complex). A un certo punto, però, può scambiare un elemento normale dei tessuti per un antigene estraneo da eliminare e scatena la malattia autoimmune. Per spiegare questa anomalia sono state avanzate molte ipotesi. Per esempio è noto che esistono in tutti gli individui pochissimi anticorpi e linfociti che sono in grado di distruggere un bersaglio del “sè”. Normalmente a riposo, potrebbero sfuggire al controllo e scatenare la malattia autoimmune. Tra l’altro, molti di questi linfociti vengono eliminati ai primi stadi della maturazione, ma alcuni potrebbero sfuggire a questa selezione e determinare il problema.
Un’altra ipotesi chiama in causa le infezioni. Potrebbe per esempio verificarsi una reazione crociata tra un agente infettivo e gli antigeni del sistema immunitario, che scambierebbe così i tessuti normali con un agente estraneo. Oppure, alcuni antigeni del “sè” verrebbero modificati da un’infezione e percepiti come estranei dal sistema immunitario.
Nessuna di queste ipotesi, comunque, spiega il meccanismo d’insorgenza di tutte le malattie autoimmuni.
Per la cura, la ricerca sta seguendo diverse strade che intervengono a vari livelli sul sistema immunitario. In malattie come la sclerosi multipla si usano anticorpi specifici che attaccano l’interleuchina 12, una sostanza che favorisce la produzione dell’infiammazione da parte dei linfociti. Un’altra via è di agire direttamente sulle sostanze infiammatorie come il potente TNF(Tumor necrosis factor) o con anticorpi specifici o con farmaci in grado di ridurne la pericolosità. Un’ulteriore ipotesi è di riuscire a impedire il fenomeno dell’apoptosi, il fenomeno controllato dai linfociti T che si verifica per esempio nel diabete insulinodipendente, in cui le cellule beta del pancreas (da cui deriva l’insulina) vanno incontro a un vero e proprio suicidio.
I meccanismi della difesa immunitaria rappresentano un ostacolo anche per una delle frontiere in continua evoluzione della medicina moderna, il campo dei trapianti. Di fronte al nuovo organo, infatti, l’organismo si comporta come se si trattasse di una potenziale aggressione dall’esterno e attiva una duplice risposta: quella umorale attraverso i linfociti B che producono anticorpi contro gli antigeni dell’organo trapiantato, e quella cellulare mediata dai linfociti T.
Senza un intervento specifico, questa risposta immunitaria determina inevitabilmente il temuto fenomeno del rigetto, vanificando il trapianto. I miglioramenti delle tecniche chirurgiche e delle procedure di conservazione degli organi sarebbero stati vani se non fossero migliorati di pari passo i trattamenti per impedire il rigetto, ricorrendo a specifici farmaci immunosoppressori, in grado cioè di tenere sotto controllo la reazione immunitaria dell’ospite. I pazienti che hanno appena affrontato un trapianto d’organo, vengono sottoposti a impegnativi trattamenti farmacologici per evitare il rigetto. A schemi di base che vedono un ricorso massiccio ai farmaci corticosteroidi si aggiungono infatti particolari farmaci immunosoppressori che hanno l’obiettivo di impedire la risposta immunitaria. Tra questi, il farmaco storico che ha contribuito significativamente ai progressi in questo campo è rappresentato dalla ciclosporina, cui si sono aggiunte anche sostanze più recenti come gli anticorpi monoclonali e policlonali per il rigetto acuto e altre molecole sempre più perfezionate. Questo, nonostante consenta di guardare con relativa tranquillità alla riuscita dei trapianti, non rappresenta ancora la soluzione ottimale: disinnescare il sistema immunitario per evitare il rigetto, significa infatti esporre il paziente a un rischio elevato di infezioni e, soprattutto nei primi tempi dopo l’intervento, questo equilibrio è piuttosto instabile. E’ per questo che la ricerca sta guardando con attenzione a ipotesi come la clonazione (l’ipotetica possibilità di riprodurre in laboratorio organi con caratteristiche genetiche compatibili con quelle del paziente), lo xenotrapianto (l’utilizzo di animali opportunamente modificati geneticamente come fonte di organi da trapiantare nell’uomo) o la cibernetica (organi biomeccanici hi-tech da impiantare nell’uomo).

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