Salute e cura della pelle

Alimentazione, integratori, igiene, ecc…

Negli Stati Uniti viene da tempo utilizzato anche per il Lichen Sclerosus dei genitali
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Valido contro infiammazioni ossee ed articolari, psoriasi ed eczema, idrata e difende la pelle

03/08/2011 – Il mondo dei prodotti per la salute e la bellezza fa spazio ad un nuovo arrivato, presto anche in Italia spinto dal successo britannico. E’ l’olio di emù, che può vantare ammiratori e sponsor come Margaret Dabbs, podologa e curatrice dell’immagine di star e personalità d’Albione.

L’emù (Dromaius novaehollandiae) è un uccello incapace di volare, dalla grandi dimensioni e nativo dell’Australia. E proprio gli indigeni locali sono i primi utilizzatori dell’olio, secondo la Dabbs “Sottoprodotto estratto dal loro grasso…dalle proprietà antinfiammatorie, antibatteriche e antimicotiche”. Proprio tali dote lo hanno reso medicina locale degli aborigeni e dei coloni occidentali.

Oggi, conclude la podologa, nella Terra dei canguri l’olio di emù è considerato prodotto farmaceutico, valido contro infiammazioni ossee ed articolari, psoriasi ed eczema.

A completare il tutto, aggiunge la podologa, il  fatto che l’olio di emù penetra velocemente nella pelle, idratandola e migliorandone salute ed aspetto più nettamente rispetto ai colleghi vegetali o chimici.

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Le Balanosi “fai da te” ovvero come procurarsi lesioni al pene e complicarle in assoluta buona fede.

Premessa introduttiva

Igiene è un termine di origine greca che significa “sano”. Scorrendo la storia della salute umana degli ultimi 70 anni è indubbio che molti vantaggi ( leggi minor incidenza di malattie) sono derivati dalla diffusione dell’abitudine di lavarsi che, per la verità, era nota almeno dal tempo degli Antichi Romani ma poi si era persa nei secoli bui che erano seguiti. I Romani avevano l’acqua calda ma non conoscevano il sapone per cui usavano grattare via lo sporco con uno strumento apposito e poi erano soliti darsi una oliata più o meno profumata. Poco si sa su chi ha inventato il sapone ma sta di fatto che la semplicissima formula: cenere, grassi animali e/o vegetali, calore dà luogo ad una reazione di saponificazione per cui si crea una cosa che si scioglie in acqua ed è in grado di sciogliere l’unto e lo sporco che si accumula sulla pelle e sugli abiti consentendo quella minima misura igienica che rende meno insopportabile la presenza di altri a tiro di sistema olfattivo.
Dopo la seconda guerra mondiale la richiesta di sapone superò le capacità di fabbricazione per l’insufficiente quantità prodotta di grassi a ciò dedicabili. Gli Americani fiutarono l’affare e inventarono i tensioattivi ovvero sostanze in grado di fare lo stesso lavoro del sapone , ovviamente molto più potenti e decisamente più inquinanti. Sulle vasche da bagno comparve la schiuma e colla diffusione della doccia il Bagnoschiuma. La vecchia brocca dell’acqua e il vetusto ciotolone, con cui erano abituati da secoli a lavarsi pezzo-pezzo i nostri progenitori, andarono velocemente in pensione insieme al sapone di Marsiglia che nella versione attuale ha mantenuto solo il nome.
La potenza detergente dei tensioattivi è molta di più del vecchio sapone, costano infinitamente meno in materia prima ( petrolio), e , scaricati normalmente nell’ambiente, stanno facendo danni a dismisura in funzione di una attività xeno estrogenica di cui poco si parla ma che farà crescere le tette anche ai maschietti prima di quanto si pensi.
Un altro fenomeno, oramai storico, è stata la ricerca di sostanze che diminuissero ulteriormente la capacità di formazione di odori sgradevoli in alcune zone che, per loro stessa natura, tendono a concentrare la produzione di olezzo ed in pratica sono a base di disinfettanti in grado di bloccare la fermentazione batterica responsabile della trasformazione del sudore in puzza. Un capitolo ci vorrebbe solo per i profumi ma soprassediamo volentieri.
Tutte queste sostanze, associate a quelle di natura più o meno simile e comunque irritanti rilasciate anche , per esempio, dai tessuti colorati delle mutande, sono in gran parte responsabili del fenomenale aumento delle irritazioni dei genitali maschili e femminili cui stiamo assistendo da almeno un decennio a questa parte.
Siamo ai danni da troppo Igiene? No, l’igiene di per sé stesso è sacrosanto, il problema , come si è visto, nasce dalla scarsa conoscenza della potenza dei detergenti e dal fatto che la sorveglianza legislativa in questo ambito è minima.

Gli antibiotici

Gli antibiotici hanno il merito di aver praticamente debellato una montagna di malattie infettive, quelle trasmesse da batteri. La corsa alla ricerca di antivirali ( i virus e i batteri sono entrambi veicoli, spesso, di malattie) è ancora in corso e lungi dal finire.
La potenza dell’antibiotico è tale per cui la malattia infettiva , se colta sul nascere, viene stroncata prima che si manifestino le complicazioni che porterebbero a morte. Raro è diventato vedere, per esempio, una polmonite soprattutto perché al primo mal di gola, che non è un segno di polmonite, il paziente reagisce, in accordo o meno col medico, ingoiando antibiotici sufficienti ad una popolazione del terzo mondo per un po’. Il mal di gola se ne va e tutti contenti. Questo atteggiamento ha portato ad un luogo comune sbagliato che , grosso modo, recita: io sono sano se non ho addosso batteri o virus. E’ sbagliato di fondo poiché i batteri non si vedono e, insieme ai funghi e ai virus, ce li abbiamo sempre appresso e ci viviamo insieme. Quando , per qualche motivo, i germi ( nome che accomuna batteri, virus e funghi) che sono in equilibrio con noi ( è una sorta di tregua armata) aumentano e trovano insufficienti le difese immunitarie naturali ecco che si stabilisce la malattia. Molte di queste malattie infettive non sono mortali ma quando la pelle è nostra non stiamo certo a verificare se è vero.
A livello di pene ( e vagina, ma questa la lasciamo ai ginecologi) la cura del mal di gola fa un curioso effetto: gli antibiotici non sono capaci di distinguere i germi per cui ammazzano tutti quelli che incontrano che siano sensibili a tale farmaco non solo in gola ma dappertutto. Quelli resistenti , appunto, resistono e quelli immuni perché magari sono semplici funghi , anche. Batteri e funghi che abitano i genitali sono in equilibrio tra loro perché, mangiando allo stesso piatto, la pappa è insufficiente a farli espandere tanto da far danni. Se però, per il mal di gola cui sopra ammazziamo tutti i batteri, ecco che raddoppiamo la pappa per i funghi i quali aumentano in quantità e , per questo, estrinsecano la loro capacità di far ammalare la parte. La cosa va sotto il nome di Dismicrobismo jatrogeno.

Le sostanze chimiche

Viviamo in un ambiente inquinato, non è un luogo comune, è un dato di fatto. L’inquinamento è dato dalla presenza nell’ambiente di un notevole numero di sostanze gettate dall’uomo senza essersi chiesto prima se quanto stava facendo si sarebbe prima o poi ritorto contro di lui e sui suoi figli. Un esempio è il DDT che, nel dopoguerra, è stato usato per contenere le aggressioni dei parassiti sulle coltivazioni. Dopo una ventina d’anni è stato vietato perché ci si è accorti che accoppava i parassiti e qualche essere umano. A tutt’oggi lo troviamo nell’acqua dei pozzi e continuiamo a sorbircelo.
L’elenco delle sostanze che possono dare irritazione alla pelle e le mucose è lunghissimo, non le conosciamo nemmeno tutte. Quelle che sono meglio conosciute e, spesso, ricercate in caso di allergie genitali sono circa quaranta tra cui spiccano tensioattivi e altre ad azione xeno estrogenica nonché i componenti dei profilattici.
Il meccanismo può essere l’aggressione chimica diretta e un altro che è quello allergico, fenomeno per cui la reazione dell’organismo, in termini di aggressione dell’indesiderato ospite, quanto meno esagera facendo più danni a sé stesso che all’agente nocivo.

Il glande, il prepuzio, il frenulo e “il fai da te”

Sono le tre parti che costituiscono l’anatomia del pene nel suo insieme e sono anche quelle che hanno due caratteristiche.
La prima è che, per la natura stessa dell’uomo nonché per le attività cui sono preposte, le parti vengono giornalmente traumatizzate. Dispongono di notevole resistenza e di meccanismi autoriparativi piuttosto efficaci.
La seconda è che sono oggetto di un gran “ fai da te “ sia per il mero utilizzo che per le sperimentazioni terapeutiche col risultato che una minima alterazione dei tessuti viene immancabilmente complicata dall’incongruità dell’intervento rendendo poi difficile o impossibile una diagnosi medica, che ancora è il sistema più efficace per curare una malattia.

Un’altra considerazione non secondaria da fare è: se il creatore ( o, se preferite, il Padreterno ) ha previsto l’esistenza del frenulo e del prepuzio, come mai l’uomo si ostina a tagliuzzare la parte in questione con motivazioni igieniche, religiose, magiche e compagnia cantando? Lascio la risposta ai filosofi teoretici poiché se rispondo io sarei caustico.
Quanto alla circoncisione, proposta spesso anche dai medici come la soluzione finale dopo la quale tutto va bene, viene omesso il fatto che le ipotesi sulla sensibilità del poi sono sia di diminuzione che di feroce aumento e che la mancanza del frenulo ( in etimo frenum-piccolo freno del prepuzio ) spesso causa più problemi di quanti ne risolve senza contare le cicatrici esuberanti e i frequenti reinterventi necessari.

Concediamoci quindi un certo atteggiamento conservatore e vediamo come mantenere la parte in buon ordine.

Se ci “scordiamo” di lavarlo , tra prepuzio e glande, si forma una pappetta bianca detta smegma che, per la fermentazione ad opera dei batteri presenti, diventa velocemente maleodorante ed ha azione irritativa.
L’irritazione provoca anche l’arrossamento della parte e induce , o dovrebbe indurre a lavarsi. L’azione di detersione, anche con la sola acqua tiepida, se regolare, risolve il problema nella maggior parte dei casi ed evita l’arrossamento. Non evita però che la parte mantenga, anche se in misura minore, un certo odore variamente interpretabile.
La reazione fai date è: allora uso il sapone. Il risultato, spesso, è che la parte è più pulita ma sviluppa un odore di pesce che è ancora più fastidioso di quello di cui parlavamo prima. Questo accade per la presenza contemporanea di amine che sono sviluppate dai batteri normalmente presenti in loco e dalla potassa che sta nel sapone. E’ anche un test che viene usato per fare diagnosi di presenza di Gardnerella vaginalis da quelli che pensano che solo tale germe con la potassa fa l’odore di pescino ma, in realtà non è solo questo. Si rimanda ai testi di microbiologia per ulteriori spiegazioni.
Altra reazione fai da te è il bagnoschiuma o il doccia schiuma che, a differenza del sapone , hanno molta meno potassa e l’odore cala. Risolto il problema? Neanche per sogno in quanto l’azione potentissima dei tensioattivi letteralmente scartavetra la parte che finisce per arrossarsi ancora di più. Il film idrolipidico che la natura provvede a far fare alle mucose locali e che serve a proteggerle viene sciolto e lavato via consentendo a tutte le sostanze irritanti di fare liberamente il loro lavoro.

Altro passaggio del fai da te è andare in farmacia.
Alle richieste del paziente il farmacista reagisce con circa due o tre automatismi, d’altronde vende farmaci. Uno tipico è l’associazione cortisone antibiotico mentre se è più prudente propone l’ossido di zinco. A volte reagisce con oli alla vitamine, di solito la E. Mentre quest’ultimo è tutt’altro che sbagliato, il secondo non fa niente , il primo è deleterio e provoca un dismicrobismo jatrogeno favorendo la crescita di funghi, la famigerata Candida. All’inizio il cortisone fa il suo mestiere, ovvero l’antiinfiammatorio, e l’arrossamento cala. Contemporaneamente deprime le difese locali e intanto l’antibiotico semina morte su tutti i batteri salvando però i funghi che trovano modo di replicarsi velocemente. Il glande e il prepuzio cominciano a presentare delle piccole macchiette rosse che poi confluiscono riarrossando la parte con prurito, nuova pappetta bianca diversa dallo smegma e odore ancora diverso. Stavolta il fai date è comporre il numero del medico e prenotare la visita. Continuare col cortisone può provocare un arrossamento stabile della parte a volte perdurante per mesi.

Il sesso

Dicevamo che le parti sono spesso in grado di autoripararsi ed è vero. Tuttavia alcune pratiche sessuali peraltro innocenti sono in grado di provocare degli arrossamenti.
Il fai da te della sessualità è una delle attività maschili che non passerà mai di moda e non fa diventare ciechi come si diceva in passato, al massimo fa venire le occhiaie.
Come in tutte le cose l’esagerare nello strapazzare le parti le fa arrossare ma esperienza di molti vuole che tali arrossamenti spariscano da soli semplicemente lasciando in pace il pene. A volte, però, ciò non accade per vari fattori tra cui spicca la mancanza di lubrificazione della vagina. Alcune donne ci mettono un po’ di tempo ad avere la reazione attesa dalla stimolazione sessuale ma molti uomini non hanno la pazienza di attendere quel tanto che basta e introducono prima del tempo. Il prepuzio protesta, il frenulo urla il suo disappunto segnalando “trazione esagerata” con staffilate dolorose perfettamente ignorate che in qualche caso si traducono in una frattura dello stesso con conseguente emorragia da taluni, troppo disinformati, interpretata come perdita della verginità maschile.
Vengono ignorate anche le proteste della signora in questione. Il glande subisce una grattatina e alla fine del rapporto si ritrova sul violaceo. La mattina dopo il tutto è edematoso e la botta finale gliela diamo col sapone intimo della signora che ha un pH assolutamente inadatto e detergenti studiati apposta per qualcosa di molto diverso dal pene.
Si sorvola anche sui rapporti “non-vaginali” che in termini di rischio di balanosi non scherzano aggiungendo batteri e materiali organici di rifiuto tali da attentare alla già scarsa resistenza delle mucose provate da un igiene sconsiderato.

La prossima volta uso il preservativo! ( altra reazione fai da te) : sacrosanto, per difendersi dalle malattie sessualmente trasmesse (MST), a patto di metterlo prima del rapporto e non, come quasi sempre accade, a metà dell’opera.
Mettere un preservativo su un glande arrossato significa esporre le mucose senza difese ad una serie di sostanze che vanno dal lattice al lubrificante allo spermicida e che possono scatenare una reazione allergica da sole, figuratevi insieme.

Altre cose che scatenano reazioni irritative e/o allergiche delle tre parti di cui sopra sono deodoranti , profumi, e disinfettanti. Una della reazioni fai da te che più sono deleterie è la convinzione che ci si possa difendere dall’AIDS e da varie altre MST semplicemente disinfettando la parte col primo disinfettante che capita il che, nell’esperienza di chi scrive, va dalla grappa al gasolio passando per l’acqua ossigenata ( che diluita non andrebbe nemmeno male) a 80 volumi ed i sali quaternari dell’ammonio senza contare il detersivo per stoviglie.

La conclusione di questo escursus è che anche il maschietto ha bisogno di una igiene ragionata e di evitare il fai da te. La manutenzione del nostro amico sta diventando sempre più difficile e sempre più c’è bisogno di informazione medica chiara e comprensibile.

Dott. Giulio Biagiotti

Link all’articolo: http://lapelle.it/igiene/igiene_intima_maschile.htm

Nella storia dell’igiene intima maschile si va dalla semplice acqua a detergenti troppo aggressivi che possono mettere a dura prova la mucosa degli organi genitali

del dott. Giulio Biagiotti Urologo, Perugia

Volendo scrivere una storia dedicata all’uomo e alla sua igiene, si dovrebbe trovare una data certa da cui partire. I testi classici ci dicono che al tempo dei Romani, con la parola igiene s’indicavano, in termine generale, non solo le abluzioni e i lavaggi, ma tutte le strategie per il mantenimento e miglioramento della salute. I nostri antenati, che erano gente pratica, avevano infatti intuito come l’abbondanza di acqua pulita e le fogne dessero dei vantaggi alla salute collettiva. Tutto cio’ almeno duemila anni prima che si scoprisse l’esistenza del contagio microbiologico. In diverse opere, poi, si trova segnalata anche l’esigenza della pratica di lavarsi nelle parti intime, anche maschili. Cio’ avveniva nelle Terme ma, siccome non si ricorreva al sapone e visto che lo strumento deputato al raschiamento dello sporco (lo strigile) non doveva essere molto delicato, si presume che si lavassero il membro con la sola acqua. I Romani, a differenza degli Ebrei, non praticavano la circoncisione nella convinzione che l’asportazione del prepuzio potesse provocare la collera degli Dei (leggasi setticemia). Un altro capitolo del nostro ideale libro sull’igiene maschile, andrebbe dedicato al sapone, prima fatto in casa, nelle sue varie versioni regionali di cui il sapone di Marsiglia e’ la piu’ famosa. Queste formulazioni, a differenza di quelle industriali, contenevano poco o nulla in termini di tensioattivi, oggi definiti anche EDC (endocrine-disruptors), ma l’attuale loro produzione e’ diventata marginale rispetto alle quantita’ richieste da una societa’ che a partire dal dopoguerra utilizza ogni giorno tonnellate di detergenti. Un fatto che, se da una parte e’ un sintomo e uno strumento di salute e benessere, dall’altro ha notevolmente contribuito a inquinare l’ambiente in cui i detergenti vengono riversati. Oggi si pensa, inoltre, che un altro effetto collaterale della diffusione dei detergenti possa costituire un danno per la fertilita’ maschile, a causa di una ormai riconosciuta attivita’ xeno-estrogenica. Per un urologo, poi, a livello di igiene intima maschile la detersione crea anche dei problemi finora sconosciuti: lavaggi con molecole troppo aggressive espongono le mucose – meno protette dal naturale film idrolipidico – all’azione di germi, batteri e insulti fisici tali da far risultare la locale pulizia fonte di perenni arrossamenti se non di vere e proprie Balanopostiti. I dermatologi riferiscono infine di un aumento delle diagnosi di Lichen. D’altronde, tutto cio’ non puo’ mettere in discussione la necessita’ maschile di avere un pene sano, pulito, inodore e non arrossato. Una indagine mostra che circa il 50% dei pazienti intervistati sul tipo di detergente usato per la propria igiene intima parla di quello della moglie, un 30% usa il bagnoschiuma o il sapone liquido per le mani, un 10% usa solo l’acqua e un altro 10% detergenti contenenti tensioattivi in eccesso. Come superare questa apparente contrapposizione fra bisogno di igiene e rischi per la salute dell’area genitale maschile? La risposta sta nella maggior attenzione da darsi alle formulazioni specifiche, che dovrebbero essere ben mirate alla manutenzione di un organo fondamentale. (4 aprile 2011)