Il sistema immunitario e le malattie autoimmuni

Il lichen sclerosus e le patologie autoimmuni

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22 Luglio 2011 – Un impianto dentale è una possibile soluzione per sostituire i denti mancanti o gravemente malati. E’ composto da una radice artificiale che assomiglia ad una vite ed sostiene nella sommità, una corona dentale. Il trattamento prevede il posizionamento chirurgico dell’impianto nell’osso, dove è permesso di fondere le ossa in un processo chiamato “osteointegrazione”. Una volta guarito, l’impianto agisce come un’ancora per la sostituzione di un dente artificiale, o corona. La corona è fatta in modo da unirsi con gli altri denti ed è fissata in modo permanente all’impianto.

Un tipico impianto dentale è in titanio puro e / o una lega di titanio. In realtà, le leghe di titanio sono ampiamente utilizzate in medicina e odontoiatria, per impianti dentali, pacemaker, stent, staffe ortodontiche e protesi ortopediche (ad esempio, per l’anca, la spalla, il ginocchio o il gomito). Al titanio sono riconosciute qualità di robustezza, ma molti lo considerano anche un materiale biocompatibile: si forma uno strato di ossido se esposto all’aria, e questo presumibilmente si traduce in corrosione ridotta e in una milgiore osteointegrazione.

Allora perché si dovrebbe rifiutare l’impianto metallico standard in titanio? Il titanio non è biologicamente inerte. Impianti in titanio rilasciano ioni metallici in bocca 24 ore al giorno, e questa esposizione cronica può provocare infiammazioni, allergie e malattie autoimmuni in soggetti predisposti. Si tratta di un materiale precursore di vari disturbi. Casi di intolleranza a impianti metallici sono stati segnalati nel corso degli anni, e la rimozione di questo materiale dentale ha portato ad una minore sensibilità ai metalli e un miglioramento a lungo termine sullo stato di salute nella maggior parte dei pazienti.

Il titanio ha il potenziale di indurre ipersensibilità e disfunzioni immunologiche. Uno studio ha esaminato 56 pazienti che hanno sviluppato gravi problemi di salute dopo aver ricevuto gli impianti dentali a base di titanio. Si sono riscontrati casi di problemi muscolari, articolari e dolore neuropatico, sindrome da affaticamento cronico, problemi neurologici, depressione e infiammazione della pelle. Rimozione degli impianti ha determinato un notevole miglioramento dei sintoi nei pazienti, così come una diminuzione in molti pazienti della sensibilità al titanio.

Ad esempio, un uomo di 54 anni con un impianto dentale in titanio e quattro viti in titanio nelle vertebre era così malato da essere costretto ad interrompere lattività lavorativa. Soffriva di sindrome da stanchezza cronica, deficit cognitivo, tremori simili a quelli causati dal Parkinson, e depressione grave. Sei mesi dopo la rimozione degli impianti e delle viti, fu in grado di tornare al lavoro. In un altro caso, una ragazza 14enne  ha sviluppato lesioni infiammatorie sul viso sei mesi dopo l’applicazione di staffe ortodontiche in titanio. La ragazza ha anche subito un crollo psicofisico, e la sua reattività al titanio è salita alle stelle. Entro nove mesi dalla sostitzione delle staffe con un materiale metal-free, le sue lesioni al viso era quasi completamente guarite, era sana e attiva, e la sua sensibilità al titanio era tornata ad un livello normale.

Gli impianti in titanio possono provocare il cancro. Un’altra complicazione legata all’uso del titanio è la potenziale capacità di indurre la proliferazione abnorme di cellule (neoplasia), che può portare allo sviluppo di tumori maligni e cancro. Raramente, si riscontrano complicazioni a seguito di interventi chirurgici ortopedici che prevedono l’impianto di hardware metallici. Inoltre, i ricercatori hanno recentemente scoperto il primo caso segnalato di un sarcoma associato ad un impianto dentale.

Come descritto nel numero di agosto del 2008 di JADA (The Journal of American Dental Association), un donna 38enne  ha sviluppato un cancro alle ossa undici mesi dopo aver applicato un impianto dentale in titanio. Per fortuna, la donna è stata trattata con successo con la chemioterapia, ma gli autori raccomandano ulteriori ricerche sui tumori causati potenzialmente da impianti dentali alla luce del crescente utilizzo che se ne fa e la capacità di durare per lunghi periodi di tempo.

La presenza di qualsiasi metallo in bocca pone le basi per una “tossicità galvanica”, perché la bocca diventa paragonabile ad una batteria carica quando metalli vengono ad essere immersi nella stessa saliva. Ciò che serve per creare una batteria, d’altronde, è mettere due o più metalli diversi in un mezzo liquido che può condurre l’elettricità (cioè, un elettrolita). Impianti metallici, otturazioni, corone, parziali, e ortodonzia sono formati da metalli diversi, e la saliva in bocca fa da elettrolita. Una corrente elettrica chiamata corrente galvanica viene quindi generata dal trasporto di ioni metallici dalla protesi a base di metalli nella saliva. Questo fenomeno è chiamato “galvanismo orale”, e significa, letteralmente, che la bocca si comporta come una batteria per auto di piccole dimensioni o un generatore elettrico in miniatura. Le correnti possono essere misurate con un amperometro!

Il galvanismo orale crea due preoccupazioni principali. In primo luogo, le correnti elettriche aumentano il tasso di corrosione (o dissoluzione) di restauri dentali a base metallica. Anche le leghe di metalli preziosi in continuo rilascio di ioni metallici in bocca a causa della corrosione, un processo che erode pezzi di metallo dalla superficie. Questi ioni reagiscono con gli altri componenti del corpo, portando a malattie di sensibilità, infiammazioni, e, infine, malattie autoimmuni. L’aumento della velocità della corrosione, di conseguenza, aumenta la probabilità di sviluppare reazioni immunologiche o tossiche per i metalli. In secondo luogo, alcuni individui sono molto sensibili a queste correnti elettriche interne. Metalli diversi in bocca possono causare dolore inspiegabile, scosse nervose, ulcerazioni, e infiammazioni, e molte persone possono anche sperimentare un gusto costante metallico o salato, o una sensazione di bruciore in bocca. Inoltre, vi è l’ipotesi che il galvanismo orale veicoli correnti elettriche nel tessuto cerebrale e possona interferire con la naturale corrente elettrica nel cervello.

Negli ultimi anni, gli impianti ad alta resistenza in ceramica sono diventati un’alternativa interessante per impianti in titanio, e qualche ricerca attuale si è concentrata su materiali come l’ossido di zirconio (il biossido di zirconio, un metallo vicino al titanio nella tavola periodica). Protesi metal-free in zirconia sono utilizzate in Europa e Sud America da anni, e solo recentemente si sono resi disponibili impianti in Zirconia negli Stati Uniti e sono considerati altamente biocompatibili per il corpo umano ed evidenziano un rilascio minimo di ioni rispetto agli impianti metallici. Studi hanno dimostrato che l’osteointegrazione di impianti in titanio e zirconio sono molto simili, e che le protesi in zirconia hanno un tasso di sopravvivenza comparabile, rendendoli un’ottima alternativa alle protesi in metallo. Inoltre, le ceramiche di zirconia sono stati utilizzate con successo nella chirurgia ortopedica per la produzione di teste a sfera per la sostituzione totale dell’anca.

Pertanto, considerato che gli impianti dentali in titanio possono indurre sensibilità ai metalli, infiammazioni, reazioni autoimmuni, e tumori maligni, mentre gli impianti in zirconia sono metal-free ma altrettanto resistenti, perché sottoporsi all’esposizione cronica di metalli? Il corpo trarrebbe sicuramente beneficio dalla scelta di materiali biocompatibili, impianti dentali in ceramica rispetto allo standard, impianto titanio.

Fonte: http://www.valeostudio.it/dermatologiai … egoria=199

L’ossigeno consente lo svolgimento dei processi vitali, d’altro canto questa molecola è altamente distruttiva. La duplice natura dell’ossigeno, vitale ed oscura si esprime in ogni momento a livello cellulare. Da un lato l’ossigeno fornisce energia alla cellula garantendone la soppravivenza, dall’altro i processi di ossidazione condizionano la formazione di molecole particolarmente reattive ed instabili, i cosiddetti radicali liberi, oltre ad altre specie molecolari reattive contenenti ossigeno (ROS). I radicali liberi sono quindi da considerare una sorta di scoria, una specie di rifiuto cellulare. In condizioni fisiologiche svolgono, in realtà funzioni fondamentali, studi recenti infatti sottolineano l’importanza dei radicali liberi come “messaggeri”cellulari soprattutto a livello del sistema immunitario dove ne modulano alcune funzioni fondamentali.
Il patto di Faust che stringiamo con l’ossigeno, molecola fondamentale per la vita, può rivelarsi anche una minaccia o una maledizione. I radicali liberi e i ROS, in condizioni patologiche possono cagionare danno al nostro patrimonio cellulare, alterando e distruggendo enzimi, proteine , DNA e membrane cellulari. Quotidianamente è osservabile il lato oscuro dell’ossigeno che può arruginire una macchina, irrancidire il burro, corrodere il granito o favorire un incendio. A livello molecolare l’altra faccia dell’ossigeno non garantisce la vita ma favorisce il danno, quindi la malattia.

Ma cosa é un radicale libero?
Ogni molecola è formata da nuclei e da elettroni, piccole particelle con carica negativa che ruotano rapidamente attorno al nucleo. Quando due o più atomi si legano formando una molecola, alcuni elettroni diventano comuni. Certi atomi o molecole hanno elettroni ben bilanciati e strutture stabili e non tendono a reagire con altri atomi e molecole. In altre circostanze la configurazione degli elettroni non è equilibrata e quindi instabile. Il raggiungimento dell’equilibrio viene raggiunto con la sottrazione o con lo sganciamento degli elettroni a strutture vicine.
L’ossigeno, già di per sé , non è stabile e tende a catturare elettroni alle molecole vicine. Alcune combinazioni tra idrogeno ed ossigeno sono particolarmente instabili, reattive e voraci. Queste combinazioni sono note come radicali liberi. La loro fame di elettroni e di equilibrio si esprime con la sottrazione degli stessi alle molecole circostanti. L’alterazione molecolare che si definisce può condizionare la destabilizzazione del patrimonio della cellula.
I radicali liberi hanno vita brevissima, ma come si potrà facilmente intuire, sono molto pericolosi.

Come si formano i radicali liberi?
Come illustrato precedentemente i radicali liberi (anione Superossido, idrossilradicale, ossido nitroso) e i ROS (ossigeno singoletto, perossido di idrogeno ed acido ipocloroso) svolgono funzioni utili in condizioni fisiologiche, ma molte condizioni possono favorire la loro eccessiva produzione. Il nostro organismo sostiene questo attacco con meccanismi di difesa e con dei sistemi capaci di neutralizzare il danno portato da queste molecole. I sistemi di difesa sono attuati tramite antiossidanti enzimatici, derivati proteici e metalli. Un’altra linea di difesa è rappresentata da complessi vitaminici presenti nel cibo, soprattutto nella frutta e nella verdura come a vitamina C , la vitamina E, i beta-caroteni e i bioflavonoidi. Il nostro organismo infine ha capacità auto-riparatrici mediate soprattutto da sistemi enzimatici. Le sequenze di DNA danneggiato, per esempio vengono prima identificate quindi eliminate da alcuni enzimi, il passaggio successivo prevede la sostituzione della stessa sequenza e la successiva saldatura al filamento di DNA. L’eccessiva produzione di radicali liberi e di specie reattive dell’ossigeno dovuta all’alterazione dell’equilibrio pro ed antiossidante viene definito come stress ossidativo. Molti fattori possono modulare ed alterare l’equilibrio tra produzione e meccanismi di difesa. Lo stress ossidativo viene facilitato infatti da:

Farmaci
Fumo
Dieta incongrua
Impegno del sistema immunitario
Invecchiamento cronologico
Stress
Impatto e/o assorbimento di radiazioni ionizzanti, ultraviolette e spettro visibile.
Inquinamento
Lo stress ossidativo provoca quindi una sorta di infiammazione invisibile, un processo infiammatorio cronico, spesso silente in cui, l’instaurarsi del danno risulta evidente dopo molto tempo.

Come combattere lo stress ossidativo? L’invecchiamento e le malattie degenerative.
L’invecchiamento e molte malattie degenerative e croniche potrebbero avere una causa comune, l’alterato equilibrio tra produzione di radicali liberi e meccanismi di difesa. D’altro canto la ricerca scientifica, in questo campo è ancora agli albori. Ci sono ancora risposte ben lungi da essere chiarite. Esiste una maglia di connessione tra diverse patologie? I radicali liberi provocano sempre una malattia o in alcuni casi ne rappresentano solo un fenomeno marginale? In altri termini, non ci è dato sapere se esiste sempre una relazione causa- effetto tra eccessiva presenza di radicali liberi e malattia. Il cammino da fare è lungo ma sicuramente affascinante, anche in campo preventivo terapeutico. Il regime dietetico adeguato e l’integrazione vitaminica sono funzionali in un approccio preventivo e terapeutico o in alcune condizioni non svolgono alcun ruolo protettivo? Possiamo ritardare l’invecchiamento o è una mera illusione? L’uso degli antiossidanti può prevenire la comparsa del tumore o siamo di fronte ad un fenomeno di moda? Forse le domande poste sono troppe, ma sicuramente rappresentano una sfida per la ricerca nel prossimo futuro.

Link: http://www.ecoidee.com/zeolitesalute/in … 1&Itemid=1

Una recente pubblicazione, di cui trovate il link qui sotto, ha evidenziato la concomitate presenza di metalli pesanti in eccesso nell’organismo e malattie autoimmuni e rappresenta un primo passo verso lo studio delle concause.

‘L’inquinamento da metalli pesanti rappresenta tuttora un primario argomento riguardante la salute umana. Recentemente è divenuto evidente che il contributo dei metalli pesanti si estende molto al di là del loro ruolo accettato nelle patologie allergiche, essi potrebbero giocare un ruolo più esteso in una varietà di altre patologie. Diverse linee di evidenza indicano che i metalli pesanti hanno un ruolo chiave nell’induzione e nell’inasprimento di molte patologie autoimmuni. (AD)

Alterations of TH1/TH2 reactivity by heavy metals: possible consequences include induction of autoimmune diseases.

Hemdan NY, Emmrich F, Faber S, Lehmann J, Sack U.
Institute of Clinical Immunology and Transfusion Medicine – IKIT, University of Leipzig, Germany. hemdan.nasr@medizin.uni-leipzig.de

PMID: 17785298 [PubMed – indexed for MEDLINE]
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/sites/entre … 2%5BAuthor 5D&itool=EntrezSystem2.PEntrez.Pubmed.Pubmed_ResultsPanel.Pubmed_RVAbstractPlus