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La balneoterapia alle Terme delle Dolomiti, a Valgrande di Comelico, offre nuove possibilità terapeutiche per patologie infiammatorie e croniche della cute

del Prof. Cleto Veller Fornasa

13/12/2011 – Il Centro Termale del Comelico Superiore si trova nella Valgrande, situata nella parte più orientale del Veneto, appartenente al Cadore e confinante con l’Alto Adige e l’Austria. Le Dolomiti che vi si accostano col meraviglioso gruppo del Popera la circondano con un arco maestoso che trasmette riflessi da favola, prediligendo le tonalità dei rosa e degli azzurri. In tale mare di luce, verdi boschi di abeti sembrano galleggiare come delle ninfee su laghetti preziosi donando sensazioni di pace. In questo ambiente magico, oltre che lo spirito l’ospite può ritemprare il fisico con magnifiche passeggiate durante l’estate o praticando lo sci da fondo o da discesa in un nuovissimo impianto d’avanguardia durante l’inverno. Era il lontano 1837 quando ”Bartolommeo Zanon, farmacista in Belluno”, su incarico del Comune di Comelico Superiore, analizzò le acque minerali della fonte di Valgrande per vedere se rispondeva a realtà la fama che le stesse avevano di poter “essere usate vantaggiosamente in medicina”. Le ricerche dello Zanon si rivolsero agli aspetti idrogeologici delle sorgenti, considerando la struttura chimica dell’acqua. Notò le sue similitudini con quella di Enghien in Francia assai nota negli usi in medicina. Di qui propose lo sfruttamento termale delle fonti di Valgrande nella terapia di “alcune malattie”. Le conclusioni di questo studio furono molto incoraggianti, ma non ebbero alcun seguito realizzativo da parte del Comune. Di questi studi si perse forse memoria tant’è che quarant’anni dopo, nel 1878, nuovi dirigenti comunali indotti sempre dalla fama terapeutica che le acque avevano soprattutto per le patologie della pelle, diedero a un componente del Regio Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti un nuovo incarico per ripetere le analisi. Il prof. Giovanni Bizio, così si chiamava lo studioso, pubblicò il frutto delle sue ricerche nel 1879. Anche Bizio come Zanon confrontò l’acqua con quella di sorgenti più famose, considerandola addirittura migliore di quella francese di Pyrmont, e così come lo Zanon, auspicò lo sfruttamento della sorgente. Il primo stabilimento termale fu poco più che una baracca costruita in privato da un maestro comunale di Padola di Comelico Superiore che la cedette in seguito, nel 1898, ad altra famiglia più abbiente. Sorse così l’Albergo Vittoria che si specializzò, assieme al più tardo Albergo Amati, come stabilimento idroterapico, soprattutto nella cura delle malattie cutanee. L’uso terapeutico delle acque proseguì a fasi alterne fino alla seconda guerra mondiale, per essere poi praticamente abbandonato fino ai nostri giorni. L’attuale stabilimento termale, costruito in questi ultimi anni, è stato inaugurato nella primavera 2003. A conferma della sua lunga tradizione, l’acqua di Valgrande, classificata “solfata, calcica, magnesiaca, fluorata, iposodica e debolmente sulfurea” viene raccomandata dalla Scuola di Idrologia Medica dell’Università di Pisa e dal Dipartimento di Farmacologia dell’Università di Padova per uso idropinico per patologie intestinali epatiche e renali, inalatorio per rino laringo faringopatie, balneario per la riabilitazione motoria, l’insufficienza venosa periferica e le dermopatie infiammatorie. Le patologie cutanee che ne traggono giovamento sono la psoriasi, l’eczema atopico, gli eczemi da contatto allergici e irritativi, il lichen ruber planus, la xerosi, il prurito, la parapsoriasi, l’acne e in generale tutte le forme caratterizzate da quadri infiammatori e da disturbi della cheratinogenesi. Presso lo stabilimento idroterapico è presente una equìpe di dermatologi che segue i pazienti e può, in determinati casi, consigliare di integrare la balneoterapia con la fototerapia. In collaborazione con il Centro di Cosmetologia Chimica “C.A. Benassi” dell’Università di Padova, vengono inoltre effettuate ricerche ed esperienze volte a migliorare l’affinità per la pelle e le mucose dei principi attivi dell’acqua allo scopo di esaltarne le virtù terapeutiche. Le esperienze cliniche effettuate negli ultimi quindici mesi presso le Terme delle Dolomiti confermano appieno la tradizione popolare e gli ottimi risultati clinici ottenuti sono stati oggetto di comunicazione a Congressi nazionali e internazionali (Roma, Parigi, Firenze ecc.). Non va alla fine dimenticato come l’ambiente naturalmente rilassante e corroborante lo spirito come quello della valle del Comelico possa rappresentare un elemento in più, importante per l’equilibrio tra corpo e psiche che tanto incide nello stato di benessere in generale e di pazienti affetti da psoriasi o eczema atopico in particolare.

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19/11/2011
“Cellule Staminali e Applicazioni Cliniche, tra mito, realtà e bioetica” è il titolo del convegno internazionale di Genova, organizzato dall’Ospedale Galliera di Genova in collaborazione con la Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo.
“Abbiamo voluto – spiega Adriano Lagostena, Direttore Generale del Galliera – creare, in stretta collaborazione con laCasa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, un momento di approfondimento scientifico e riflessione su questo tema di così grande attualità. L’idea nasce da un idem sentire, che oggi trova la sua piena attuazione nell’organizzazione di un simposio scientifico, a carattere internazionale”.
“L’avvenimento odierno – aggiunge Domenico Crupi – Direttore Generale della Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo – trova linfa e prospettive nelle assonanze etiche, culturali, professionali, che caratterizzano la storia e l’identità delle nostre due organizzazioni e che hanno consentito in questi anni di mettere a punto insieme sofisticati strumenti gestionali per la sostenibilità economica, a sperimentare nuovi modelli organizzativi incentrati sui bisogni degli ammalati, fondando un network nazionale sui costi standard e costituendo una società scientifica ad hoc”.
Responsabili scientifici dell’evento sono il prof. Gian Massimo Gazzaniga, Coordinatore Scientifico del Galliera, e il prof.Angelo Luigi Vescovi – Direttore Scientifico dell’Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico “Casa Sollievo” di San Giovanni Rotondo, della Banca delle Cellule Staminali di Terni e docente di biologia cellulare presso l’Università Bicocca di Milano – uno dei massimi esperti mondiali nel campo delle cellule staminali.
“Il convegno – spiega Vescovi – è stato utile per fare un punto sullo stato di avanzamento delle applicazioni terapeutiche delle cellule staminali in Italia, e anche per consolidare la collaborazione e condividere l’esperienza, cosa spesso non così scontata, tra i diversi istituti e laboratori che si occupano di queste tematiche. Per l’IRCCS Casa Sollievo- continua – l’evento cade in un momento importante, poiché parte nella settimana dell’Immacolata il reclutamento di pazienti per l’avvio del protocollo sperimentale sulla SLA, una sperimentazione che, insieme alla Banca delle Cellule Staminali a Terni, l’IRCCS di San Giovanni Rotondo promuove e sostiene, e che ci auguriamo tutti possa segnare una tappa importante nell’applicazione terapeutica e bioeticamente sostenibile delle cellule staminali”.

Il programma del convegno ha previsto una serie di focus sul ruolo delle staminali nei diversi ambiti di applicazione.
Nella prima sessione, moderata da Angelo Vescovi, c’è stato l’ approfondimento con Gianni Pezzoli, Direttore del Centro Parkinson degli Istituti clinici di perfezionamento di Milano, sulle malattie neurodegenerative, quindi gli interventi di Giulio Pompilio, Responsabile dell’unità di Ricerca Clinica di terapia Rigenerativa Cardiovascolare del Centro cardiologico Monzino IRCCS, sulla terapia cellulare nella cardiomiopatia a eziologia ischemica, e di Stefano Pluchino dell’Università di Cambridge (UK) sulle staminali neurali e sindromi neurologiche infiammatorie.
Nell’ambito della seconda sessione, moderata da Maurizio Scarpa dell’Università di Padova, c’è stata l’analisi sul tema del trapianto di cellule staminali ematopoietiche per cura delle leucemie attraverso i contributi di Andrea Bacigalupo, Direttore del Centro Trapianti Midollo Osseo di San Martino, di Nicoletta Sacchi, Direttore dell’IBMDR – Laboratorio di Istocompatibilità del Galliera, e di Lorenzo Moretta, Direttore Scientifico del Gaslini; mentre con Mario Marazzi, Responsabile della Terapia Tessutale dell’ospedale Niguarda di Milano, si è parlato del trapianto di cellule pancreatiche.
Nella terza sessione – moderata da Augusto Pessina dell’Università degli Studi di Milano – approfondimenti su: staminali e sviluppo della ricerca nelle malattie rare con Domenico Coviello, Direttore del Laboratorio di Genetica Umana del Galliera; staminali mesenchimali e terapie sperimentali in ortopedia con il contributo di Rodolfo Quarto, docente di Medicina sperimentale presso il DIMES nell’Università di Genova. Al termine focus di Graziella Pellegrini, docente del dipartimento Scienze Biomediche Università di Modena e Reggio Emilia, su staminali epiteliali e ricostruzione della cornea.
A completameto del percorso la quarta sessione, dedicata a un’attenta analisi relativa alle problematiche giuridiche e bioetiche, rispettivamente con i contributi dell’avvocato Waldemaro Flick, e Alfredo Anzani, Docente di Etica clinica del San Raffaele di Milano. A conclusione la voce dei pazienti e delle associazioni a cura di Nicola Spinelli per la Federazione Italiana Malattie Rare UNIAMO e Mario Alberto Battaglia, in qualità di Presidente Fondazione Italiana Sclerosi Multipla.

“Cellule Staminali e Applicazioni Cliniche, tra mito, realtà e bioetica” fa parte di una due giorni dedicata alla ricerca scientifica. L’evento è stato preceduto infatti dalla “Giornata della ricerca” in calendario ieri sempre al Galliera.

Link: http://www.automedicazione.it/default.a … 9&regCode=


Roma, 3 mar 2011. (Adnkronos Salute) – Scoperto un ‘interruttore’ molecolare che accende, o spegne, le cellule staminali della pelle. Una scoperta che potrebbe essere utile in medicina rigenerativa, ma anche nella lotta al cancro. I ricercatori del Cell Stem Program del Children’s Hospital di Boston (Usa) hanno infatti individuato un regolatore dell’attività genica che dice alle cellule staminali epidermiche quando è il momento di far crescere più pelle. Ma è anche una molecola ‘controllore’ che rileva un eccessivo ‘affollamento’ e ‘spegne’ questa proliferazione. Il lavoro, condotto su topi e cellule tumorali umane e pubblicato su ‘Cell’, fornisce preziosi indizi per nuove strategie terapeutiche anti-cancro, in particolare il carcinoma a cellule squamose, in cui la crescita delle cellule della pelle è attivata per errore. Si potrebbe poi pensare a nuove strategie per far crescere pelle da usare nei trapianti e per trattare così gli ustionati. “Abbiamo scoperto un interruttore molecolare che dice alla pelle di continuare a crescere o di smettere di farlo”, sottolinea Fernando Camargo, del Children’s Stem Cell Program. Camargo e i suoi colleghi hanno manipolato una molecola chiamata Yap1: quando hanno soppresso la funzione di Yap1 nei topi, le loro cellule staminali epidermiche non sono riuscite a espandere la pelle, che è diventata sottile e fragile.

Ma è vero anche il contrario. “Più Yap1 nelle staminali” equivale “a una pelle che cresce più spessa”, dice Camargo. L’iperattivazione ha però portato gli animali a sviluppare una malattia simile al carcinoma a cellule squamose. Il team ha scoperto poi che Yap1 è disattivato da un oncosoppressore chiamato alfa-catenina. Questo viene “‘spento’ in molti tipi di tumore epiteliale”, dice Camargo. “Quando alfa-catenina è assente o mutato, si ottiene una crescita eccessiva di cellule”, prosegue. I ricercatori hanno fatto luce sull’interazione tra Yap1 e alfa-catenina, e a questo punto sono convinti che questi studi potrebbero fornire un modo per coltivare cellule della pelle quando serve o, al contrario, per arrestare la crescita tumorale.